Federica Sgaggio – Due colonne taglio basso

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Il romanzo giallo Due colonne taglio basso è l’opera prima dell’autrice veronese.
Un omicidio insanguina la redazione di un quotidiano di provincia. L’intreccio, articolato e corale, vede personaggi spinti da diverse pulsioni muoversi in direzioni ora contrastanti, ora convergenti. Lo snodarsi degli eventi, intercalato da colpi di scena ben riusciti, si sviluppa come un percorso edipico verso la conoscenza/consapevolezza della propria identità. Diventa l’occasione per una riflessione amara, autobiografica sulla figura del giornalista fino ad assumere il respiro di un ineludibile interrogarsi, a quarant’anni, sulle proprie aspettative esistenziali, sulla realizzabilità dei propri sogni.

La trama é giocata sulle storie personali di alcuni personaggi di cui è facile innamorarsi, ed è resa credibile dalla descrizione del mondo in cui si muovono, tratteggiato con estrema cura del dettaglio,  cogliendone con lucidità passioni, piccolezze, ossessioni e idiosincrasie. Il coinvolgimento nasce perché i personaggi agiscono e dialogano in presa diretta, ci fanno partecipare in modo quasi cinematografico alle loro vicende.
A volte basta un particolare esteriore a dare l’immagine completa di un personaggio: la segretaria della redazione che si aggiusta “uno di quei sette o otto riccioli rossi che amava più della sua vita acida da zitella”; le segretarie della procura della Repubblica “con i culi enormi e le gonne strette che portano faldoni e faldoni avanzando a passi minuscoli un centimetro dopo l’altro (….) E tic e tac e tic e tac”.
Altre volte, come nel caso di Cinzia Guidetti, redattrice del quotidiano concorrente, si entra più empaticamente nei suoi tormenti privati di quarantaseienne. La vediamo sotto la doccia registrare con sconforto la quantità di messaggi che “un corpo riesce a trasmettere quando si ostina a volerti comunicare che sta invecchiando”. Ma poi il “phon, la spazzola e i trucchi” la convincono che, se il confronto va fatto, bisogna “farlo solo con le coetanee. E lei, a quelle, dava la merda”.
Impagabile il sostituto procuratore della Repubblica Bernardo Montefusco, personaggio che ispira una fiducia istintiva e comunica un rassicurante calore umano; come antidoto alla fatica emotiva per il lavoro che svolge, davanti a un cadavere con la testa fracassata si tuffa con l’immaginazione nel mare di Capri, di cui é originario, e ce ne fa percepire i profumi, i colori, i sapori.
Troviamo il redattore disinvolto e pragmatico che si gioca i legami professional-sentimentali con le colleghe a fini carrieristici. E ci affezioniamo al protagonista Strippo: appena conosce qualcuno, fa l’esperimento di provare a immaginarlo mentre fa sesso.
Il linguaggio è colloquiale, ma c’è un uso ricercato delle parole; lo stile è veloce e di facile lettura. Non sembra casuale la scelta dei nomi dei personaggi: la protagonista femminile che aiuta a fare chiarezza e a dipanare la trama del delitto si chiama Chiara Lucini; il nome del vicecaporedattore assassinato, abile manipolatore di notizie, é Silvio.
La profonda capacità di entrare nelle differenti e variegate psicologie individuali permette molteplici e “sensibili” chiavi di lettura: la difficile interazione fra i sessi; l’ambiguità dei rapporti familiari; il conflitto fra arrivismo ed etica professionale; i legami fra mercato, potere e carta stampata; il significato della scrittura. Posto che “l’anno zero non esiste”, scrivere un libro diventa per l’autrice “un modo per dilatare il presente, per sottrarlo alla sintassi del ‘prima’ e del ‘dopo’”.
Pervade il romanzo uno sguardo sensuale, delicato, acuto nel toccare corde di forte seduzione. Toglie il fiato la fine dolorosa, ingiusta di un amore in cui i personaggi sono lacerati dal conflitto fra un’attrazione fisica ed emotiva irresistibile e il dovere di darsi una nuova condotta sociale.
Di grandissima intensità le pagine su un incontro d’amore in cui la tensione erotica è resa con un equilibrio di estrema eleganza fra descritto e suggerito, giocando con le parole dette e non dette dai personaggi.
Davvero un regalo prezioso e raffinato dell’autrice.

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Anna Anzani
MPhil, PhD, Professore associato presso il dipartimento di Design al Politecnico di Milano, coautore di 115 contributi scientifici prevalentemente in inglese. La sua attività di ricerca, fortemente connessa con l’esperienza didattica, riguarda l’intervento sul costruito storico e la complessità delle sue implicazioni psicologiche e antropologiche, attraverso un approccio che tende a far dialogare restauro e interior design. Si interessa delle relazioni fra aspetti materiali e immateriali, progetto e creatività artistica, salvaguardia della memoria e della bellezza in un’ottica ecologica e transdiscipinare. Ha tradotto "Lungo le strade" (2009) di Seumas O’Kelly, Tranchida, titolo originale "Waysiders. Stories of Connacht", Talbot Press, Dublin 1917. E’ stata redattore di Inkroci contribuendo con traduzioni, recensioni e un editoriale.

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