Elizabeth Bowen – La morte del cuore

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Portia, un’adolescente appena rimasta orfana, viene ospitata con malcelato fastidio dal fratellastro Thomas e da sua moglie Anna, nella loro lussuosa residenza londinese: i due adulti, senza figli e impegnatissimi nel condurre la vita brillante offerta dalla capitale, rimangono sconcertati di fronte all’ingenuità di Portia che, dopo un’infanzia errabonda dovuta al forzato esilio cui l’ha costretta la sua condizione di figlia illegittima, si illude di mettere radici in Inghilterra ignorando però, completamente, le convenzioni che rigidamente regolano la vita della buona società alla quale i suoi nuovi tutori sono tanto fieri di appartenere.
Thomas, inoltre, non riesce ad affezionarsi a quella ragazzina schiva, perché è la prova vivente della macchia sull’onore di suo padre e la prova del suo fallimento come uomo, tutte sgradevoli verità delle quali gradirebbe non si parlasse mai più.
Così, isolata da adulti ostili quando non deliberatamente crudeli, Portia inizia a scrivere un diario nel quale annota con diligenza i propri sforzi per integrasi nel nuovo ambiente dove, dietro ai sorrisi e alle premure, si nasconde sempre un non detto, una menzogna alla quale è meglio imparare a credere, una reale mancanza di empatia e affetto, elementi sacrificabili all’osservanza delle convenzioni.
Il cuore che muore, in quelle pagine, è quello di Portia, che sceglie di sacrificare il suo io più vero al solo scopo di trovare una casa, un approdo sicuro dopo una vita di vagabondaggi: la scrittura l’aiuterà a crescere e a riflettere, ma testimonierà anche la sua progressiva omologazione.

Splendido ma triste romanzo di formazione che descrive con accenti toccanti l’adolescenza e i suoi turbamenti, offre anche uno spaccato dell’alta società inglese della prima metà del secolo XX, descritta impietosamente come fredda, distante e ipocrita, non molto distante da quella americana raccontata da Edith Wharton in L’età dell’innocenza.
Titolo non molto conosciuto, pur considerato dalla critica anglofona un capolavoro di prosa e analisi, La morte del cuore è una lettura dolente, appagante e meriterebbe maggior fortuna. Provatelo: non ve ne pentirete.

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