Joan Barfoot – Duetto a tre

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Aggie, June e Frances sono rispettivamente nonna, madre e nipote: tre donne profondamente diverse, legate da intenso affetto, senso del dovere e contrasti silenziosi.
Una mattina Aggie si sveglia nel letto bagnato: è la fine dei suoi giorni di autonomia, 1’inizio di una fragilità che la porterà a temere sia le decisioni della figlia che la scoperta, da parte della nipote, delle sue manchevolezze. Già il suo corpo ormai obeso l’aveva resa una persona dipendente, bisognosa di aiuto per le più semplici azioni quotidiane come 1’alzarsi dal letto e vestirsi; ora questo nuovo umiliante segreto la lega ancora di più alla figlia June e alle sue malcelate intenzioni di mandarla in un ricovero.
June è severa, rigida, e sembra svolgere i suoi compiti senza alcun sentimento, sfinita dal dovere e desiderosa soltanto di una libertà che non ha comunque mai saputo cogliere. Entrambe sono in attesa dell’arrivo della nipote che compare di tanto in tanto, tra un viaggio e l’altro, nei pochi spazi di tempo lasciati dai suoi numerosi impegni di lavoro e di vita.
Aggie e June rivisitano ognuna la propria esistenza. Per entrambe niente è stato facile: non sono state risparmiate da delusioni e abbandoni, incomprensioni e risentimenti. Eppure, al di là delle apparenze, il loro legame non è fatto solo di reciproche dipendenze, ma anche di un profondo affetto che si manifesterà con pochi gesti e sguardi, davanti a un baule di oggetti ritrovati in soffitta.

Joan Barfoot ha il dono di toccare argomenti delicati e dolorosi con precisione quasi tecnica, senza tuttavia mancare di una grande abilità nello scrutare l’animo umano. Il suo stile è al tempo stesso asciutto e sentimentale, senza che l’autrice, neppure nei momenti più intensi, cada nel sentimentalismo. Le due protagoniste mantengono sempre una profonda dignità e un rispetto reciproco, anche quando le loro diversità le spingerebbero a sprofondare nel  baratro che le divide. L’autrice ci mostra, in maniera estremamente veritiera, come due persone possano fraintendersi, attribuendo agli episodi della loro vita interpretazioni storpiate dalla memoria e dal tempo. La situazione vissuta dalle due donne rientra in quelle storie personali e universali allo stesso tempo, frequenti in molte famiglie. L’autrice riesce a renderci i personaggi psicologicamente vicini, quasi fossero nostri amici: partecipando alla loro vita, anche noi vorremmo, come Aggie, che June fosse più sciolta e felice; e che Aggie, benché donna di grande vitalità, potesse dare una svolta differente alla propria esistenza. Ma, sembra volerci dire Joan Barfoot, la vita è fatta così; inutile recriminare: ci sono comunque spunti per sentirsi uniti e provare intense emozioni.

Un romanzo acuto e memorabile.

Qui la recensione di un altro romanzo di Joan Barfoot:
Joan Barfoot – Storia di Abra

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Paola Roveda
Nata a Milano, ha vissuto in Canada nel periodo dell’adolescenza. Rientrata in Italia si è sempre sentita un po’ straniera. Laureata in lingue, dopo vari contatti con società operanti all’estero, ha insegnato per molti anni francese e inglese nelle scuole secondarie. Attualmente in pensione, ha frequentato corsi di scrittura creativa alla libreria Egea dell’Università Bocconi e presso la casa editrice Tranchida, per la quale ha eseguito alcune traduzioni dall’inglese, tra cui un libro della scrittrice iraniana Parsipur. Talvolta scrive racconti; le piace osservare la vita degli altri e inventare storie dal finale secco. Anche la sua vita si muove tra i confini della fantasia e della solida realtà.

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