Conor O’Callaghan – Niente sulla terra

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Frammenti

Una ragazza sconvolta appare sulla soglia di casa di un uomo che vive da solo e gli dice che suo padre è scomparso. Così inizia la strana e inquietante retrospettiva di una famiglia che ha dei segreti, che è recentemente tornata a casa dopo anni all’estero e si è trasferita in una nuova tenuta alla periferia di un villaggio anonimo sorto intorno ad una strada.

Quando Paul e Helen, la di lei sorella gemella Martina e “la ragazza” scoprono che sono gli unici occupanti della proprietà – in realtà vivono nel salone – il proprietario del luogo, Flood, diventa sempre più teso alla ricerca di altri potenziali acquirenti. Solo un’altra coppia possibile arriva, e non fanno ritorno. L’atmosfera di questo paesaggio spento e poco popolato domina più di ogni altra cosa, diventando così pervasivo e insistente da risultare quasi il principale protagonista della storia.

La nuova tenuta anonima è silenziosa in modo inquietante, e perfino più assordante del coro “profondo a milioni” delle cicale. Infatti, tutto ciò che riguarda i suoni in questo ambiente cinematografico è estremo; troppo silenzioso o troppo rumoroso: “il volume del televisore era tanto alto quanto era possibile”. C’è anche il disturbo inquietante dei detriti di costruzione che si trovano in giro: “macerie, cubi di imballaggi in schiuma che devono essere entrati con gli elettrodomestici, pezzi di tubi di gomma gialla e grumi di cemento a forma di tamburo”. Vengono suggerite presenze inspiegabili in qualche disegno col dito su un riquadro di finestra; una figura scomparsa da tempo che appariva rapidamente in giardino; rumori da una casa vacante nelle vicinanze, che potrebbe essere occupata dai “polacchi”.

L’ondata di calore è rivelata dal “fango disseccato” fuori dalle case. “Il sole continuava a battere. Il sole continuava a battere finché tutto il mondo, pareva, non si fosse prosciugato come una pergamena”.

Non siamo neanche sicuri del rapporto della “ragazza”, che ha un accento tedesco, con Helen e Paul. È davvero loro figlia? Anche la sorella gemella di Helen, Martina, vive con loro, e questo causa alcuni conflitti. Ci sono dei segreti: “I genitori delle sorelle, che hanno fatto quel che hanno fatto”; “Tutti quegli anni di evitamento del passato, di protezione verso la sorella, tenendo la ragazza all’oscuro”.

Paul e Martina vanno a lavorare nella fabbrica locale. Helen rimane a casa con la ragazza senza nome. Dopo aver cambiato la sua acconciatura, in modo da poter essere distinta dalla sorella, Helen scompare e, a parte alcuni manifesti, non c’è nemmeno un fremito di attenzione su questo, nemmeno da parte dei genitori di Paul, che appaiono brevemente. Paul inizia a chiamare la ragazza Helen, e Martina lo nota, ma non obietta, e alla ragazza non sembra nemmeno importare. Martina e la ragazza trascorrono molto tempo a prendere il sole, e Martina introduce gradualmente la ragazza all’alcol e l’idea di girare in topless.

Marcus, un giovane che occupa una roulotte e che funge da responsabile della proprietà, attrae l’interesse di Martina. Slattery e sua moglie Hazel, che vivono in una grande casa decadente e possedevano la terra su cui la proprietà è costruita, invitano Paul e la ragazza a cena. Questa è quasi la scena più strana di qualsiasi altra.

Il senso di una mancanza di acqua è evocato vividamente e, quando presente, è prezioso: “si sedevano a bere come se l’acqua fosse stata Prosecco.” I tubi dal serbatoio nel sottotetto “facevano occasionalmente la musica delle balene”. E “lavarsi nell’acqua usata dalla figlia non disturbava Paul”.

Non ci sono automobili o persone per la strada, “come se tutto il mondo stesse facendo una siesta”. Il tempo passa da settimane di caldo estremo fino a un diluvio finale. Anche se la parola “eejits” è menzionata una sola volta, oltre a “hurling”, lanciare, l’espressione “grandiosa” e l’evento di una rimozione dopo una morte, la sensazione generale è che questo potrebbe essere un “ovunque” o “in qualsiasi luogo” piuttosto che un’ubicazione in Irlanda.

La storia è rivelata attraverso intimazioni, silenzi e pause, come percepite dall’uomo (un prete), che apre la porta alla ragazza senza nome. Il suo arrivo lo mette in una situazione odiosa, perché viene a essere sospettato egli stesso quando viene chiamata la polizia. “Dopo una certa età, un uomo deve lavorare sodo per sembrare affidabile”.

Il narratore è anche intensamente consapevole di sé: “… oltre a vedere loro, potevo anche vedere me che li osservavo e come la scena sarebbe apparsa a qualcun altro che avrebbe potuto sopraggiungere”.

Questo è un romanzo con scarsissimo dialogo. Mentre i personaggi restano sfuggenti in modo frustrante, rivelano impulsi credibili e idiosincrasie:

“Chiuda la porta d’ingresso con il serrame.” “Che cosa?”
Lo aveva sentito, ma voleva che lui ripetesse la parola. Erano anni che non sentiva quella parola.

In particolare, le scene di  sesso sono sorprendentemente originali e evocate credibilmente, così che quando il punto di vista viene finalmente rivelato, il voyeurismo è spaventoso.

Ricorrono diverse immagini e la mia sensazione è che questi siano motifs per questo poeta-narratore, benché siano efficaci anche come rivelazioni del desiderio subconscio del narratore senza nome:

Poteva sentire la sua lingua creare spirali su quella palla d’osso in cima alla sua spina dorsale;
… collocando le mie labbra nello stesso punto in cui le sue avevano segnato il bicchiere;
Lei si tirò tutti i capelli su una spalla e li torse con un pugno in una spirale allentata.

Le relazioni sono piene di tensione e di manipolazione: “era come se stesse lasciando spazi, volutamente perché io dicessi quello che voleva che dicessi. Per quanto determinato fossi  a non dire quello che voleva, ogni spazio che lasciava sembrava un piccolo vortice che mi avrebbe risucchiato nonostante la mia resistenza”.

Anche gli spazi fisicamente vuoti sono suggestivi: “come una cavità, perfino un ingresso”.

Come lo sperimentale Pond di Claire Louise Bennett, ciò che rende questa una narrazione convincente è, in ultima analisi, il punto di vista. Dove in Bennett è interamente interiore, quello di O’Callaghan è percepito attraverso un punto di vista straordinario e duplicemente rimosso.

È come se il narratore – e il lettore oltre la sua spalla – stesse guardando attraverso uno spioncino, raccogliendo frammenti come vengono raccontati dalla ragazza, e dovendo mettere la storia insieme componendo un puzzle. Con questa prospettiva, tante possibilità sono lasciate aperte. In termini di domande senza risposta e senso di colpa, mi ha ricordato Passaggio in India  di EM Forster. Nulla è risolto: non la backstory, non i personaggi, né le loro relazioni. Il processo di rivelazione diventa invece un offuscamento da prestigiatore. A causa di tutto questo frapporre veli, può essere difficile coinvolgersi emotivamente con i personaggi, tranne forse Martina, e più avanti il sacerdote. Eppure questo rigido, austero, talvolta lirico racconto diventa un vortice a cui il lettore non può resistere.

Di che cosa è testimone il narratore? Del fatto che la ragazza, che appare sulla sua soglia di casa, si scrive delle parole sulla pelle. Il resto lo conosce dalle sue descrizioni. Anche se questa è una storia già narrata, il narratore la descrive vivacemente, come se fosse una goccia di sudore sulla carne della ragazza. Quanto alle scene in cui lei non era presente, la sua ossessiva immaginazione fa il resto.

La seconda raccolta poetica di Afric McGlinchey, Ghost of the Fisher Cat (Salmon Poetry) – Lo spettro del pesce gatto (poesia di salmoni), è stata nominata per il Premio Forward per la migliore raccolta. www.africmcglinchey.com

Recensione pubblicata per la prima volta sulla Dublin Review of Books

Traduzione di Silvia Accorrà