Colette – La gatta

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Un insolito ménage à trois 

Camille, Alain e Saha: intorno a questi tre soli personaggi ruota il romanzo di Colette. La scrittrice francese ripropone, in una veste inconsueta, l’abusato adagio di lui, lei, l’altra.

Camille è la giovane e danarosa fidanzata di Alain, promettente virgulto di una famiglia decaduta. Belli e adeguatamente ricchi, convolano felicemente a nozze in una Parigi ritratta solo in qualche fugace fotogramma, fissato attraverso i vetri del loro appartamento di freschi sposini.
Sarebbero le premesse per una vita altoborghese da manuale, fatta di pranzi al ristorante e ristrutturazioni della magione avita, se nell’idillico quadretto non si insinuasse una lieve crepa, nel corso delle pagine via via sempre più profonda e insanabile, incarnata da Saha.
Egli la intuiva senza vederla; Saha fece irruzione prima di lui nell’atrio, e ritornò ad attenderlo a sommo della scalea. (…) lo guardava arrivare provocandolo con lo sguardo dei suoi occhi gialli, profondamente incastonati, sospettosi, fieri, padroni di se stessi. (…) posando, per un attimo, il suo naso umido sotto il naso di Alain, fra le narici e il labbro. Bacio immateriale, rapido e raramente accordato.
Saha è l’altra, da cui Alain ritorna sempre, ma essa, benché femmina, non è una donna: è una gatta dei Certosini, pura di razza, piccola e perfetta.

Colette si immerge entro la psicologia di un uomo che scopre nel matrimonio un’insopportabile prosaicità, che studia la propria compagna con il cipiglio distaccato dell’artista, che non ama una donna ma la sua ombra, attratto non da un’entità di carne e sangue, ma da un’ideale.
La giovane moglie Camille, con la sua sensualità impudica, si discosta dall’immagine vagheggiata:   solo la gatta conserva la perfezione inarrivabile dei sogni e delle chimere.
In Sacha, infatti, Alain trova l’incarnazione dell’ideale; essa gli appare pura e perfetta, selvaggia e devota, paga dell’essergli vicina.

Si potrebbe discutere sull’eterossessualità del protagonista, imprigionato entro scelte convenzionali, ma, senza addentrarsi troppo nella psicanalisi, emerge dalle pagine del libro il ritratto di un legame esclusivo e simbiotico fra uomo e animale, per il quale è inevitabile parteggiare.

Un romanzo raffinato, condotto con la grazia e la sensualità che solo la penna di Colette è capace di coniugare.

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