Christopher Isherwood – Addio a Berlino

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Un giovane inglese vive a Berlino durante gli ultimi anni della Repubblica di Weimar, frequentando fumosi cabaret, pensioni malridotte, invivibili case popolari ma anche manifestazioni di piazza, e facendo conoscenza con artisti di belle speranze, aspiranti rivoluzionari e disincantati intellettuali.

Sebbene non si tratti di un racconto esattamente autobiografico, Addio a Berlino fonde perfettamente la descrizione dell’anima pulsante della città con i sentimenti del protagonista, che osserva e annota la fine di un’epoca nella sua disperata vitalità; nei sei capitoli in cui è diviso il diario, Christopher Isherwood sa intuire con lucida esattezza, quasi profetica, quella che lui stesso definisce “la prova generale di un disastro” e fotografa la realtà che lo circonda, cogliendone le grandi trasformazioni e i minimi dettagli.
In questa narrazione disincantata, impassibile, venata di scetticismo, si percepisce l’ultimo sussulto di una società, quella tedesca, destinata a essere annientata di lì a poco, ma che sembra ancora beatamente ignara dell’uragano che sta per travolgerla.

Isherwood si dedica a tracciare il ritratto dell’umanità coinvolta in quell’imminente catastrofe, con toni che virano dal dramma all’ironia fino all’amarezza della farsa, facendone l’emblema di ogni caduta storica, al di là della particolare contestualizzazione storica e sociale. Un affresco che rimane potentemente impresso nella nostra memoria.

Un romanzo scorrevole, emozionante, coinvolgente, profondo e lucido, da leggere facendosi domande che non dovrebbero mai smettere di essere poste. Fortemente consigliato.

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