Charles Lewinsky – La fortuna dei Meijer

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La vita tranquilla del saggio e posato Salomon, mercante di bestiame di una cittadina svizzera, viene sconvolta dall’arrivo di Janki, un lontano parente, cinico ma dalle indubbie doti imprenditoriali. Janki sposa una delle figlie di Salomon dando origine a una dinastia, la cui storia è al centro di questo lungo romanzo: le vicende dei membri della famiglia si intrecciano con la storia dell’Europa che vive la transizione tra il secolo XIX e il XX, con tutto il carico di tragedie e contraddizioni che hanno segnato il periodo e che i membri della famiglia Meijer tentano spesso di ignorare, protetti dall’illusoria neutralità della Svizzera.

La fortuna dei Meijer affronta, scegliendo la forma collaudata della saga familiare, il problema dell’identità ebraica, dell’appartenenza dei membri della famiglia alla comunità religiosa (alla quale li legano secoli di discendenti ma che non sempre sembra la più adatta a dare risposte a domande sempre diverse) o alla comunità civile nella quale vivono e dalla quale ambiscono a essere rispettati, senza però essere pronti a impegnarsi per influenzarla.

Charles Lewinsky presenta i suoi personaggi con lucidità, evitando caratterizzazioni troppo sentimentali e costruendo ritratti ben delineati e credibili, tra i quali spicca lo zio Melnitz, il fantasma che rappresenta la memoria e la coscienza della famiglia: appare ai discendenti per irridere la loro vigliaccheria e per ricordar loro di guardare ai fatti per quello che sono, senza rifugiarsi in giustificazioni e in atteggiamenti remissivi nella speranza di essere lasciati in pace.
La prosa è controllata, senza eccessi, forse un po’ superficiale nel tentativo di non scadere nel melodramma: è comunque una lettura agile e che non annoia, nonostante la mole di pagine.

Consigliato agli amanti delle saghe familiari e della letteratura di stampo più tradizionale.

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