Bobby Sands – Un giorno della mia vita

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La drammatica cronaca degli ultimi mesi di vita di Bobby Sands, attivista politico dell’IRA, rinchiuso per quattro anni nel famigerato Blocco H della prigione di Long Kesh, dove ai detenuti accusati di terrorismo veniva riservato un trattamento disumano: per ottenere lo status di prigionieri politico Sands, con alcuni compagni di lotta, iniziò uno sciopero della fame che si concluse tragicamente 66 giorni dopo, nella totale indifferenza del governo di Margaret Thatcher che, anzi, giudicò quelle morti come una vittoria nei confronti della strategia del terrore messa in atto dall’IRA.
Sands documentò la propria esperienza di detenuto del blocco H tramite brani scritti sulla carta igienica e fatti trapelare in modo clandestino, in seguito riuniti in questo volume. Attraverso quella testimonianza il libro, curato in italiano da Silvia Calamati, ricostruisce non solo la vita di Bobby Sands e la sua militanza, ma anche la vicenda politica dell’Irlanda del Nord, vera e propria colonia britannica sul suolo europeo e teatro dell’ultima guerra civile che abbia insanguinato il Vecchio Continente; una lotta armata che ha visto il suo epilogo appena una ventina d’anni fa, dopo perdite e stragi perpetrate da entrambe le parti.

Dalle riflessioni di Bobby Sands, e dall’apparato critico del libro[1], è possibile rendersi conto di come il conflitto fosse ignorato dai cittadini britannici, che sottovalutavano la condizione di miseria e degrado cui era costretta a vivere, da anni, la popolazione cattolica dell’Ulster britannico, e di come parte dell’opinione pubblica irlandese, pur condividendo l’ideale della ribellione, non abbia preso mai una posizione netta, lasciando all’IRA e alla sua controparte politica tutto il carico della lotta.
Al centro di tutto questo la figura di Bobby Sands, morto a soli 27 anni per la fede che aveva nell’ideale di un’Irlanda libera e unita. La sua vicenda va analizzata non col tipico, deformante, alone romantico che circonda gli eroi caduti, ma come il simbolo di impegno civile e coraggio, testimonianza di un passato che non è poi così lontano ma sembra già dimenticato.

Consigliato a chi legge per documentarsi, per conoscere e farsi domande e voglia avere un’idea precisa di che cosa sia stata la guerra per l’indipendenza irlandese.


[1] Non ultima l’introduzione di Seán MacBride, politico irlandese e premio Nobel per la pace nel 1974 (ndr).
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Valentina Leoni è musicista e storica dell'arte, ha scritto e scrive recensioni e articoli riguardanti libri e fumetti per diversi siti. Attenta conoscitrice della cultura giapponese, ha fatto parte del comitato scientifico della mostra Dai Samurai a Mazinga Z (Casa dei Carraresi, Treviso ottobre 2014) ed è da anni collaboratrice di Radio Animati per la quale ha curato di recente la trasmissione Yatta: Luoghi Non Comuni sull'Animazione Giapponese.

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