Achille Gasparotti – Eccesso di zero

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Filippo Porsetti abita a Solingo, anonima e sonnacchiosa cittadina immersa nella pianura padana più profonda, in cui tutto sembra immobilizzato in una melmosa routine; ma Solingo è sovrastata da una collina che incombe sulla comunità con la sua insolita forma piramidale: singolare conformazione naturale o misteriosa costruzione d’altri tempi, reperto archeologico sommerso che potrebbe mettere in discussione la Storia?
Filippo, convinto sostenitore che la piramide sia un manufatto, con l’appoggio del sindaco invita Cinzia Trebastani, famosa archeologa, a far luce sul mistero; ma Cinzia, anziché fornire risposte certe, sconvolgerà l’esistenza della comunità, e in particolare quella di Filippo, rompendo legami ed equilibri consolidati.

Con sguardo partecipe, Achille Gasparotti racconta la provincia del norditalia attraverso una galleria di personaggi ben riusciti, meschini e limitati quanto basta a farci sorridere sotto i baffi. La ristrettezza d’interessi degli abitanti di Solingo, dovuta soprattutto agli scarsi contatti con il resto del mondo (mondo immaginato soprattutto attraverso la televisione, che fa sembrare tutto più lontano), è lo scenario sul quale si muovono interessi più o meno particolari e personali, ed è gioco facile per chi viene “da fuori” abbindolarli attraverso una fascinazione che è più apparenza che sostanza.
In particolare Filippo, deus ex machina dell’intera vicenda, vede la realizzazione dei propri sogni erotici più inconfessati e inappagati in Cinzia Trebastani, la cui presenza porterà la vicenda a tingersi di noir.

Gasparotti gioca bene con i luoghi comuni sul provincialismo, utilizzandoli  non solo per creare un affresco spassoso e realistico, ma anche per farne i cardini di una trama che ha nella messa in scena la sua forza.
La storia d’amore, dipanandosi tra erotismo e sentimento, diventa per Filippo Porsetti occasione per emanciparsi e finalmente realizzarsi al di fuori di una Solingo che, pur vicina nel cuore, si fa via via sempre più distante. Perché Filippo, per dirla con Ardengo Soffici a proposito di Papini, è un uomo che aspirava ad uscire dai limiti del provincialismo culturale e spirituale per spaziare in un’aura più aperta di universalità.
Il tono ironico, a tratti financo umoristico, fa da contrappunto a una vicenda che ha il suo fulcro nell’Eccesso di zero, ovvero nella melma sociale che porta gli abitanti della cittadina a vivere con compiacimento la propria nullità: pensi che siamo talmente isolati che a Solingo i balilla continuavano ad adunarsi sei mesi dopo la caduta del fascismo. La scrittura, brillante  e immediata, ci trasporta in quel mondo facendocelo vivere come se fossimo tutti solinghesi; e forse in fondo in fondo lo siamo.

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Heiko H. Caimi
Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha tenuto corsi di scrittura presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. L’ultimo suo lavoro è il romanzo "I predestinati" (Prospero, 2019).

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