In Dio salvi la regina e Sherlock Holmes, Lucio Nocentini si cala con rigore nello stile di Conan Doyle, restituendo un Holmes perfetto nei gesti e nei dialoghi. Peccato che lo zelo sfoci spesso in farraginose divagazioni, appesantendo la lettura con note, andirivieni e dettagli superflui. Dei quattro casi che affronta, uno solo avrebbe retto l’intero romanzo. E non basta la presenza della regina per giustificare l’eccesso. Resta però il fascino di un apocrifo colto, scritto con affetto e puntiglio per il canone.






















