Lee Child – Vendetta a freddo

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Vendetta a freddo, undicesimo capitolo della saga di Jack Reacher, si rivela un romanzo decisamente inferiore ad altri della serie: si nota una certa stanchezza, e infatti Lee Child sembra spinge l’acceleratore sull’azione, ma lo fa a scapito della credibilità. La trama, che vede Reacher coinvolto in una vendetta personale che si snoda tra scontri improbabili e coincidenze forzate, manca del senso di coerenza che caratterizzava gli altri romanzi. Se in passato l’ex militare riusciva a muoversi con astuzia e logica impeccabile, qui sembra più un eroe da fumetto tagliato con l’accetta, capace di uscire indenne dalle situazioni più assurde senza creare un vero senso di pericolo, una specie di Superman senza kryptonite. Anche i personaggi secondari, nonostante un’incursione nel passato del protagonista, risultano poco incisivi, e il ritmo, pur serrato, non compensa la fragilità della storia.

Un thriller che intrattiene, ma che lascia un retrogusto di eccesso, dimostrando che l’azione fine a se stessa non sempre basta a costruire una narrazione avvincente. Anzi, spesso rivela il vuoto che ci sta dietro.

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