Mickey Bolitar, adolescente tormentato, dopo che il padre è morto tragicamente in un incidente d’auto che ha coinvolto tutta la famiglia e la madre è stata messa in riabilitazione, si trasferisce in una nuova città, ospite della zia. Qui si trova coinvolto in un mistero legato alla scomparsa di una compagna di scuola di cui si è infatuato e a segreti inquietanti sul passato della sua famiglia e di un’anziana vicina di casa.
Un romanzo che promette suspense e mistero, ma offre poco oltre una trama esageratamente intricata e personaggi stereotipati. La storia segue Mickey in un’indagine che vorrebbe essere avvincente, ma che si perde in dialoghi artificiosi e colpi di scena forzati. Coben cerca di creare tensione con un ritmo serrato, ma spesso scivola in situazioni molto poco credibili e cliché narrativi già visti in decine di thriller per adolescenti e in situazioni riciclate dai suoi precedenti romanzi.
I personaggi secondari sembrano più caricature che figure credibili, e la narrazione punta troppo su rivelazioni a effetto che non sempre reggono il peso delle aspettative. Inoltre, il tentativo di inserire temi quali l’Olocausto finisce per risultare superficiale, non riuscendo a reggere il peso di una narrazione piatta e di stereotipi eccessivamente reiterati, al punto da infastidire.
Un thriller che potrebbe intrattenere un pubblico giovane, ma manca di sostanza e originalità.


















