Emmi e Leo riprendono a scriversi dopo il loro primo, irresoluto incontro (nel romanzo Le ho mai raccontato del vento del Nord), tentando di ridare forma a un rapporto rimasto sospeso.
La settima onda sembra più un seguito imposto dall’editore che una vera esigenza della storia: dove il primo libro brillava per tensione e ambiguità, qui il dialogo si fa ripetitivo, a tratti forzato, come se i personaggi fossero intrappolati in una dinamica già da tempo esaurita (come la loro relazione, che si protrae in maniera forzata). L’ironia resiste a sprazzi, ma non basta a sostenere un impianto che allunga ciò che era già compiuto. Ne risulta un epilogo che chiarisce troppo e si conclude in maniera artificiosa, togliendo respiro alla storia invece di rianimarla.


















