Ciro D’Emilio debutta al cinema con un buon lavoro dal taglio drammatico, recitato in dialetto napoletano, interpretato benissimo da Anna Foglietta e Giampiero De Concilio, rispettivamente madre e figlio che vivono un rapporto complesso dopo la separazione dal padre, causa la malattia mentale della donna. La storia vede una madre affetta da problemi psichici (quasi accudita dal figlio), che non accetta la fine della relazione con il compagno e cerca di recuperare il suo amore nei modi più assurdi, persino con assurde piazzate. Il figlio, intanto, lavora nell’orto di famiglia insieme alla madre e di notte gestisce una pompa di benzina, mentre il pomeriggio gioca a calcio nella squadra giovanile locale. A un certo punto scatta un meccanismo importante nella sua vita, perché il Parma mette gli occhi sulle sue qualità di calciatore e vorrebbe ingaggiarlo dopo averlo visto giocare durante un provino. Tutto finisce nel niente perché la madre compie un gesto insano dopo aver rimproverato il figlio di aver provocato la fine del rapporto con il compagno.
Anna Foglietta riceve una candidatura ai David di Donatello per la sua interpretazione accorata e intensa di donna napoletana affetta da instabilità mentale, ma è bravo anche il debuttante Giampiero De Concilio, attore non professionista, a rendere vero il personaggio del ragazzino che cerca nel calcio il riscatto a una vita di sofferenze. Nel film c’è anche la camorra, appena in sottofondo, con i suoi tentacoli che cercano di appropriarsi di ogni esistenza marginale.
Il regista ambienta bene il racconto per immagini nel mondo del calcio giovanile di provincia, tra allenamenti e partite, dirigenti appassionati, giocatori in crescita. La provincia napoletana con tutti i suoi problemi è l’ambiente in cui si sviluppa una storia nera di sofferenza e disagio, ma anche di amore e speranza di riscatto.
Suono in presa diretta e rumori di fondo conferiscono realismo a una pellicola che gode di una colonna sonora a base di musica melodica partenopea. Soggetto e sceneggiatura (compresi i dialoghi) sono di Ciro D’Emilio (collabora Cosimo Calamini), autore a tutto tondo di un dramma immerso nella quotidiana realtà in un piccolo paese dell’hinterland napoletano (Scafati). Non sarebbero stati inutili dei sottotitoli quando gli attori recitano in dialetto. In ogni caso un film intriso di cupa realtà, fotografato e montato con cura, girato con la macchina a mano, filmato in modo nervoso e sincopato da un regista coinvolto e partecipe.





















