Shutter Island

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Un grande film che conferma il talento di Martin Scorsese (Taxi Driver e Hugo Cabret, per citare soltanto due capolavori da lui diretti), basato sull’idea di quel che sembra ma non sempre è vero e impostato sull’approfondimento psicologico dei personaggi per toccare la malattia mentale.

Raccontare la trama è quasi impossibile, perché si rischia di svelare il contenuto di una storia – tratta dal romanzo L’isola della paura di Dennis Lehane – che va scoperta sequenza dopo sequenza. Basti sapere che l’azione è ambientata nel 1954, quando gli agenti federali Edward Daniels e il suo compagno Chuck Aule vengono mandati in missione all’Ashecliff Hospital, su Shutter Island, dove sono in cura pericolosi criminali psicopatici, per indagare sul caso di una paziente in fuga dalla struttura. Non diciamo altro, tutto il resto fa parte della suspense e di una ben oliata sceneggiatura (di Laeta Kalogridis) che segue il crescendo narrativo e approfondisce ogni elemento, fino a portare lo spettatore verso una tragica verità. Un thriller psicologico claustrofobico, pensato con un doppio finale che spiazza ancora di più lo spettatore, già colpito da una serie di rivelazioni impreviste.

Film girato benissimo tra Taunton (Missouri), l’ospedale di Medfield (interni del manicomio) e l’isola di Peddock (nella baia di Boston). Il regista alterna flashback della Seconda Guerra Mondiale – atroci sequenze che vedono protagonista Edward (Di Caprio) soldato nel campo di sterminio di Dachau – con visioni oniriche e fantasmi che tormentano la mente del protagonista, come la moglie morta (pare in un incendio), che gli dice di andarsene da quel luogo, e una triste ragazzina. La regia di Scorsese è perfetta, alcune scene girate in esterni sull’isola sono altamente spettacolari e l’uso della panoramica è straordinario, così come sono ottimi la frenetica soggettiva e il piano sequenza.
Fotografia cupa e plumbea di Robert Richardson, direi color del mare e del cielo in tempesta, in perfetta sintonia con il tono drammatico della pellicola. Montaggio sincopato di Thelma Schoomaker per una storia condensata in 135 minuti essenziali, vista la complessità della materia. Le scenografie sontuose sono nientemeno che del felliniano Dante Ferretti, aiutato da Robert Guerra e Francesca Lo Schiavo. Effetti speciali che aggiungono valore a un film davvero ben fatto e con una colonna sonora sinfonica.
Attori bravissimi, da un Leonardo Di Caprio esaltante nella sua follia a un Max von Sydow nei panni di un inquietante medico, per finire con Mark Ruffalo e Ben Kingsley, senza dimenticare Michelle Williams. Il cinema statunitense è capace di certi strabilianti capolavori, che una volta visti sono indimenticabili. Molte sequenze – soprattutto il finale – non sono consigliate a chi non ama l’esibizione della violenza e della follia umana. Un film assolutamente da vedere, anche in televisione, pure se al cinema sarebbe fantastico.


Regia: Martin Scorsese. Soggetto: Dennis Lehane (romanzo). Sceneggiatura: Laeta Kalogridis. Fotografia: Robert Richardson. Montaggio: Thelma Schoonmaker. Effetti Speciali: R. Bruce Steinheimer, Robert Legato. Scenografia: Dante Ferretti, Robert Guerra, Francesca Lo Schiavo. Musiche (selezionate da): Robbie Robertson. Costumi: Sandy Powell. Trucco: Manlio Rocchetti. Produttori: Martin Scorsese, Bradley J. Fisher, Mike Medavoy, Arnold Messer. Produttori Esecutivi: Chris Brigham, Laeta Kalogridis, Dennis Lehane, Louis Phillips, Gianni Nunnari. Case di Produzione: Paramount Pictures, Phoenix Pictures, Sikelia Productions, Appian Way Productions. Distribuzione (Italia): Medusa Film. Lingua Originale: Inglese, Tedesco. Paese di Origine: Stati Uniti d’America, 2010. Genere: Thriller psicologico. Interpreti: Leonardo Di Caprio (Edward Daniels / Andrew Laeddis), Mark Ruffalo (Chuck Aule / Lester Sheehan), Ben Kingsley (John Cawley), Michelle Williams (Dolores Chanal), Emily Mortimer (Rachel Solando), Patricia Clarkson (dottoressa Rachel Solando), Max von Sydow (Jeremiah Naehring), Jackie Earle Haley (George Noyce), Ted Levine (Warden), John Carroll Lynch (Warden McPherson), Elias Koteas (falso Andrew Laeddis), Robin Bartlett (Bridget Kearns), Christopher Denham (Peter Breene), Nellie Sciutto (infermiera), Joseph Sikora (Glen Miga), Curtiss Cook (Trey Washington), Joseph McKenna (Billings).
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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