The Shrouds – Segreti sepolti

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L’ultima incursione nel fantastico del grande Cronenberg è a carattere cimiteriale, come se con il passare del tempo il cineasta canadese sentisse l’esigenza di parlare di morte e aldilà, anche se con il solito stile crudo che lascia poca speranza, una sorta di testamento per immagini.
La storia si racconta in poche righe. Karsh (Cassel) è un imprenditore di successo che soffre per la morte della moglie, scomparsa per un tumore dopo lunga agonia, e per questo inventa una tecnologia che consente ai vivi di osservare in tempo reale il cadavere del caro estinto mentre si decompone dentro la bara. La tecnologia viene esportata con successo in diverse parti del mondo (Islanda, Ungheria…) e offerta ad acquirenti danarosi, ma una notte nel cimitero di Toronto – dove Karsh ha aperto pure un ristorante – vengono profanate molte tombe, anche quella della defunta moglie. Il film racconta la caccia ai responsabili e finisce in modo aperto, lasciando che lo spettatore si scelga la verità che ritiene più consona alle proprie aspettative.

Cronenberg inserisce un ulteriore tassello nella sua poetica del body horror – il terrore umano di fronte alle mutazioni del corpo – costruendo alcune sequenze disturbanti con il corpo della moglie mutilato e in totale disfacimento. Le parti oniriche, i sogni del protagonista (veri e propri incubi malati) sono i momenti migliori da un punto di vista cinematografico: si spingono a mostrare la donna priva di un seno, senza un braccio e con orrende cuciture cicatrizzate.
Cronenberg ha detto alla stampa che la scrittura del film ha un carattere molto personale e nella pellicola lo dimostra facendo truccare Vincent Cassel in maniera tale da renderlo simile a se stesso. The Shrouds doveva essere una serie Netflix, ma è diventato un film a basso budget, montato con buon ritmo in 119 minuti, girato tra Toronto (città natale del regista) e l’Islanda (poche scene), mentre la modella tedesca Diane Krueger è stata scelta all’ultimo momento per il ruolo della coprotagonista (tre parti: moglie, amante e cognata), al posto di Léa Seydoux. Un lavoro troppo cupo e riflessivo per Netflix, forse, visto che dopo la lettura dei primi episodi la serie è stata cancellata; ottimo come cinema d’autore introspettivo sul tema della morte e sulla metabolizzazione del dolore. Certo, non è cinema da grande pubblico né da incassi favolosi, ma resta un lavoro d’autore che in provincia si vede solo il martedì in una sala semivuota in cui si contano cinque spettatori.

Fantascienza interiore, horror dei sentimenti e dei corpi in disfacimento: un film straziante e disperato che fa pensare, fotografato in un grigio plumbeo, sceneggiato benissimo come un thriller ad alta tensione, ripreso come un’intensa opera teatrale arricchita da flashback e da inquietanti parti oniriche. Se amate Cronenberg, è un film molto personale che dovete assolutamente vedere. Astenersi appassionati di inutili horror adolescenziali.


Regia: David Cronenberg. Soggetto e Sceneggiatura: David Cronenberg. Fotografia: Douglas Koch. Montaggio: Cristopher Donaldson. Musiche: Howard Shore. Scenografia: Carol Spier. Costumi: Anne Dixon. Paesi di Produzione: Canda, Francia, 2024. Lingua Originale: Inglese. Genere: Fantastico, Drammatico. Durata: 119’. Produttori: Saïd Ben Saïd, Martin Katz, Anthony Vaccarello. Case di Produzione: Prospero Pictures, SBS Productions, Saint Laurent Productions. Distribuzione (Italia): Europictures. Interpreti: Vincent Cassel (Karsh), Diane Kruger (Becca / Terry / Hunny), Guy Pearce (Maury), Sandrine Holt (Soo–min Zabo), Elizabeth Saunders (Gray Foner), Jennifer Dale (Myrna Slotnik), Jeff Young (dottor Roby Zhao), Eric Weinthal (dottor Jerry Hofstra), Vieslav Krystyan (Karoly Zabo).
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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