La tomba delle lucciole

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Un film di animazione che ha circa quarant’anni ma se li porta proprio bene, riproposto al cinema per poche serate in edizione rimasterizzata, tratto da un racconto (in parte autobiografico) di Akiyuki Nosaka. Inconfondibile il marchio dello Studio Ghibli, con alcune atmosfere che sembrano in comune con il grande Miyazaki, ma Takahata non è da meno, visto che insieme a lui ha fondato la casa di produzione anime più famosa al mondo.

Mai come in questo periodo una simile pellicola è attuale, perché stigmatizza l’orrore della guerra attraverso immagini che sembrano uscite da un film neorealista, tra palazzi distrutti, case di campagna incendiate, bombardamenti e popolazione in cerca di una via di scampo. La pellicola racconta la vicenda straziante di un fratello e una sorella più piccola rimasti orfani – la madre muore carbonizzata sotto un bombardamento, il padre in guerra segue il destino della flotta giapponese – che cercano di sopravvivere alle ristrettezze belliche.

Uno dei migliori film di animazione di tutti i tempi, paragonabile a una pellicola di De Sica o di Rossellini per le sconvolgenti immagini sugli effetti nefasti di un conflitto. La cultura giapponese sulla presenza degli spiriti nei luoghi dove i corpi sono morti è basilare, così come la tomba delle lucciole ha una valenza metaforica straordinaria che lo spettatore scoprirà dalla visione del film.

Il bombardamento di Kobe tocca vette di insolito realismo e la tragedia dei due ragazzini riporta al nostro miglior lacrima movie (ma d’autore!) con punte di melodramma difficilmente eguagliabili. Non è un film leggero, lascia il segno (per fortuna) e non fa venire la voglia di rivederlo perché il destino dei ragazzi in una guerra infausta colpisce dritto al cuore. Tra l’altro l’autore punta il dito sull’indifferenza della società giapponese nei confronti della tragedia dei molti ragazzi orfani che si lasciano morire di fame, privi di mezzi e di qualcuno che si occupi di loro. Tutta la storia è narrata in flashback, come se fossero i fantasmi dei ragazzi a rivivere le terribili gesta, quando una scatola di caramelle di latta – la tomba delle lucciole , appunto – si apre e libera lo spirito della sorellina, che racchiudeva.

La colonna sonora del film – composta da Michio Mamiya – è struggente, perfetta per accompagnare un film di così grande intensità drammatica. Vecchio titolo italiano: Una tomba per le lucciole. Titolo giapponese: Hotaru no haka. Un grande successo in Giappone, meno pubblicizzato del contemporaneo Il mio vicino Totoro di Miyazaki, forse perché la crudezza delle immagini lo rende sconvolgente e adatto soprattutto a un pubblico adulto e preparato. Prescelto come film per ricordare gli ottant’anni dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, programmato nei cinema dal 18 al 24 settembre 2025.


Regia: Isao Takahata. Soggetto: Akiyuki Nosaka (racconto). Sceneggiatura: Isao Takahata. Fotografia: Nobuo Koyama. Montaggio: Tekeshi Seyama. Musiche: Michio Mamiya. Art Director: Nizo Yamamoto. Character Design: Yoshifumi Kondo. Effetti Speciali: Kaoru Tanifuji. Produttore: Toru Hara. Produttore Esecutivo: John Ledford. Casa di Produzione: Studio Ghibli. Distribuzione (Italia): Yamato Video. Duarta: 93’. Dati tecnici: Colore. Genere: Animazione, Drammatico, Bellico. Paese di Produzione: Giappone, 1988. Lingua Originale: Giapponese: Titolo Originale: Hotaru no haka.
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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