I nostri ragazzi

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Primo film che vedo di Ivano De Matteo, abbastanza per non farmene tornare la voglia e per consolidare una mia vecchia convinzione negativa su premi, contributi per opere di interesse culturale e giornate degli autori a Venezia. Fumo negli occhi per convincere un pubblico assuefatto al peggio, per tentare di vendere un prodotto costruito a tavolino e promosso da funzionari-produttori che poco sanno di cinema.
I nostri ragazzi è television-movie della peggior specie, fiction a livello di fotoromanzo drammatico, sceneggiato male, fotografato peggio, girato con stile piatto e monocorde, quasi da telegiornale.
In breve la storia. Paolo (Lo Cascio) e Massimo (Gassman) sono due fratelli dai caratteri opposti, uno appassionato chirurgo pediatrico, l’altro pedante avvocato. Sposati il primo con la determinata Clara (Mezzogiorno) – spettatrice affezionata di Chi l’ha visto? – e il secondo – dopo la morte della moglie – con la mite Sofia (Bobulova), s’incontrano ogni mese per una cena in un ristorante esclusivo, ma non hanno niente in comune. Il dramma irrompe nelle loro vite, che procedono monotone e senza sussulti, quando i figli Benedetta e Michele massacrano di botte una mendicante e la uccidono. Clara segue la scena a Chi l’ha visto?, si rende conto che sono proprio loro i colpevoli, ma decide di proteggere il figlio, insieme al marito che vive una crisi profonda. Massimo, invece, dopo molti ripensamenti, decide di denunciare i ragazzi per far capire loro il senso di una tragedia che sembrano non aver minimamente compreso. Finale che vorrebbe essere a sorpresa – quindi non lo riveliamo – ma che risulta prevedibile come tutta la sceneggiatura, intuibile sequenza dopo sequenza.

De Matteo vorrebbe raccontare una generazione priva di valori che vive la violenza come un gioco, il disagio generazionale tra genitori e figli, la poca comunicazione familiare e l’irrompere della tragedia in un nucleo alto-borghese.  Non ci riesce. La sola sequenza memorabile del film si registra in apertura, con un poliziotto esaltato che uccide un uomo al volante e ferisce il figlio dopo una lite per futili motivi. Tutto il resto è noia, direbbe Califano, ma soprattutto imbarazzo per tre ottimi attori come Gassman, Lo Cascio e Mezzogiorno, costretti a recitare dialoghi penosi, ripresi in monotoni campi e controcampi.  Si stenta a trovare qualcosa da salvare in una simile pellicola, non certo la colonna sonora assordante – del tutto fuori luogo – e neppure la fotografia – inspiegabilmente ocra –, tantomeno la prevedibile sceneggiatura, che ridicolizza il romanzo.
De Matteo vorrebbe parlare di degrado morale della società, mancanza di valori nelle giovani generazioni, famiglie disgregate che abdicano al ruolo guida. Non è Pasolini, purtroppo. La storia si presterebbe, ma andrebbe raccontata senza stereotipi, costruendo veri personaggi, non macchiette monodimensionali e incoerenti che cambiano carattere nel breve volgere di poche scene. I nostri ragazzi è un fumettaccio nero che tenta di vestire abiti letterari, ma scade nel retorico e finisce per fare un discorso intriso di stucchevole conformismo.

Un film inutile, irritante, che fa venir voglia di uscire di sala alla fine del primo tempo. Ho resistito alla tentazione solo perché ero in un cinema all’aperto in riva al mare, in una calda giornata d’estate: il fascino del luogo ha compensato la pena per il film. Non saranno simili prodotti paratelevisivi a salvare il cinema italiano, nonostante David di Donatello, Nastri d’Argento e Ciak d’Oro dispensati a piene mani, dei quali si fatica a capire il motivo.


Regia: Ivano De Matteo. Soggetto: Valentina Ferlan, liberamente ispirato a La Cena di Herman Koch. Sceneggiatura: Valentina Ferlan, Ivano De Matteo. Fotografia: Vittorio Omodei Zorini. Montaggio: Marco Spoletini. Produzione: Rodeo Drive, Rai Cinema. Distribuzione: 01 Distribution. Genere: Drammatico. Durata: 92’. Anno: 2014. Interpreti: Alessandro Gassmann (Massimo), Barbora Bobulova (Sofia), Luigi Lo Cascio (Paolo), Giovanna Mezzogiorno (Clara), Rosabell Laurenti Sellers (Benedetta). Jacopo Olmo Antinori (Michele), Lidia Vitale (Giovanna), Antonio Salines (ristoratore), Roberto Accornero (insegnante), Sharon Alessandri (cameriera).
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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