Il progetto Grindhouse vede la collaborazione di due amici registi molto vicini tra loro come tecnica di base e volontà di rappresentare violenza ed eccessi su grande schermo. Il segmento di Robert Rodriguz, visto solo dopo aver apprezzato la parte di Tarantino, mi è parso più datato e meno degno di attenzione. Opinione personale, forse dovuta al fatto che amo meno i film di pura azione costruiti su dialoghi eccessivi e sequenze collegate in maniera poco logica. Film molto violento anche Planet Terror, che in Italia si è scelto di far vedere senza alcuna connessione con A prova di morte, vietato in numerosi Paesi europei ai minori di anni 18, sia per le scene di sesso che per gli effetti splatter. In Italia esiste un divieto solo per i minori di anni 14, inoltre si è deciso di mostrare il film anteponendo il falso trailer di Machete e la bobina mancante.
Rispetto al segmento di Tarantino (rimontato), l’episodio di Rodriguez gode di maggiore originalità e non prevede alcuna manomissione nelle versioni circolanti sul mercato estero. Raccontare la trama di Planet Terror è complesso, persino inutile tanto è farraginosa e contorta, basti sapere che il regista si ispira alla exploitation anni Settanta e Ottanta, a nostro parere persino a Lenzi (Incubo nella città contaminata), Fulci (Zombi 2) e Mattei (Virus) quando costruisce le singolari figure degli zombi antropofagi infettati da una misteriosa sostanza.
Fa tutto Rodriguez, dalla scrittura alla regia, passando per la colonna sonora e il montaggio. Tarantino circola libero sul set per dare qualche consiglio (interpreta un piccolo ruolo da stupratore), così come Rodriguez fa con il segmento dell’amico, perché il progetto dovrebbe essere unitario, anche se di fatto siamo in presenza di due film dal contenuto abbastanza diverso. Rodriguez si occupa anche della fotografia per rendere al meglio l’effetto Grindhouse con la pellicola graffiata e anticata, così come per lui è molto importante la conservazione dei finti trailer.
Planet Terror si ripropone di rivitalizzare il genere zombi con la particolare innovazione – che proviene da un’idea di Umberto Lenzi – dei soggetti contaminati, non veri morti viventi ma mostri antropofagi infettati. Resta un film girato in maniera geniale, anche se la scrittura è troppo sopra le righe e i personaggi vanno ben oltre il fumettistico, perché ci troviamo nel campo del puro grottesco.
Tra le figure più assurde e strampalate ricordiamo l’affascinante Cherry Darling (Rose McGowan) che, dopo un grave incidente e un assalto degli zombi, sfoggia una gamba di legno che sembra la zampa di un tavolino. Planet Terror va rivisto solo per interessi storici, mentre il segmento di Tarantino (A prova di morte) è invecchiato meglio ed è ancora godibile.





















