Bones and All

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Luca Guadagnino mi aveva sconcertato con Melissa P (2005), Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015). Non avrei mai creduto di diventare un suo fan. Eppure è riuscito a convincermi, sia con Chiamami col tuo nome (2017) e Suspiria (2018), sia soprattutto con questo Bones and All, un horror romantico senza precedenti. Partiamo dal titolo, che si potrebbe tradurre in italiano Fino all’osso, per renderlo intelligibile anche ai non anglofoni, anche perché deriva dal romanzo omonimo di Camille DeAngelis, edito in Italia da Panini.

La storia è fantastica e cupa, dolcissima e macabra, sentimentale e romantica, tutte caratteristiche che dimostrano quanto sia difficile stare in equilibro tra simili situazioni. Ambientazione in un mondo fuori dal tempo, dove esiste una razza di uomini cannibali, forse per trasmissione genetica, che si riconoscono tra loro e che devono cibarsi di carne umana. Maren (Russell) è una ragazza abbandonata dal padre dopo l’ultimo eccidio provocato ai danni di una compagna di scuola, figlia di una madre psicopatica che ritroverà in un manicomio al termine di un lungo viaggio.
La pellicola è un inquietante on the road di due ore e dieci minuti (che scorrono velocissime) per le strade degli Stati Uniti, con incontri di ogni tipo; il più importante è l’amore con Lee (Chalamet), cannibale in fuga dopo aver mangiato il padre, combattivo e tenero, implacabile e in cerca d’affetto. Maren e Lee devono vedersela con il vecchio cannibale indiano Sully (Rylance), innamorato della ragazza, che segue la coppia fino a una rocambolesca evoluzione, e con altri personaggi che popolano le strade nordamericane e che riaffiorano dal passato. Maren e Lee vorrebbero coronare un amore impossibile, lottano anche per affermare la loro identità, in un mondo pieno di pericoli che non può accettare una terribile diversità.

Luca Guadagnino (Leone d’Argento a Venezia) si conferma regista preparato da un punto di vista tecnico, con grande senso del ritmo e della suspense, e confeziona un horror viscerale, esplicito con tanto sangue e molto amore. Sceneggiatura che non fa una grinza di David Kajganich, ispirata al testo romanzesco della canadese DeAngelis; fotografia lucida e solare di un’America dai grandi spazi provinciali e dalle immense distese desertiche; montaggio compassato, da cinema d’autore, perché si può fare cinema d’autore anche con il genere; colonna sonora con pezzi anni Settanta e musica classica in sottofondo.
Interpreti bravissimi, soprattutto la protagonista Taylor Russell (Premio Mastroianni), dotata di uno sguardo indimenticabile; non scopriamo oggi Timothée Chalamet (anche produttore), perfetto nel ruolo, così come è inquietante al punto giusto Mark Rylance, cannibale cattivo. Un film che dovrebbe far accorrere spettatori di ogni tipo, perché può piacere anche agli amanti del cinema sentimentale, se riescono ad accettare le inevitabili parti macabre.

Sarà venuto in mente solo a me, ma in certe sequenze ho visto affiorare il buon vecchio Aristide Massaccesi, in arte Joe D’Amato, con il suo Antropophagus, tra l’altro il primo regista italiano a confezionare un horror sentimentale (In quella casa … Buio Omega, 1979). E tutto l’horror cannibale italiano, da Deodato a Lenzi, passando per Martino. Va da sé che Bones and All è tutt’altra cosa, anche perché viene quarant’anni dopo, ma dimostra cultura cinefila e rispetto di tutto il suo passato. Contaminazione di generi, come si faceva un tempo, al servizio del cinema d’autore.


Regia: Luca Guadagnino. Soggetto: Camille DeAngelis (romanzo Fino all’osso). Sceneggiatura: David Kajganich. Fotografia: Arseni Khachaturan. Montaggio: Marco Costa. Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross. Produttori: Timothée Chalamet, Francesco Melzi d’Eril, Luca Guadagnino, David Kajganich, Lorenzo Mieli, Marco Morabito, Gabriele Moratti, Theresa Park, Peter Spears. Case di Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Frenesy Film Company, Memo Films, Per Capita Productions, 3 Marys Entertainment, The Apartment Pictures, Tenderstories, Ela Film, Immobiliare Manila, Serfis, Wise Pictures. Distribuzione (Italia): Vision Distribution. Interpreti: Taylor Russell (Maren Yearly), Timothée Chalamet (Lee), Mark Rylance (Sully), Michael Stuhlbarg (Jake), André Holland (Frank Yearly), Chloë Sevigny (Janelle Kerns), David Gordon Green (Brad), Jessica Harper (Barbara Kerns), Anna Cobb (Kayla), Kendle Coffey (Sherry), Jake Horowitz (uomo del tiro a segno), Burgess Byrd (Gal l’infermiera), Madeleine Hall (Kim), Ellie Parker (Jackie), David Pittinger (poliziotto), Greg Siewny (uomo nel negozio). Lingua Originale: Inglese. Paesi di Produzione: Italia, Stati Uniti, Regno Unito. Anno: 2022. Durata: 130’. Genere: Horror, Drammatico, Sentimentale.
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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