Umberto Eco – Stelle & stellette

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Un vizio ben coltivato: l’intelligenza che gioca a travestirsi da frivolezza

Durante una guerra interplanetaria tanto regolamentata quanto assurda, un manipolo di ufficiali e soldati affronta missioni prive di senso, obbedendo a ordini nati più dalla burocrazia che dalla strategia. Tra gradi, stellette e protocolli ridicoli, il conflitto si trasforma in una farsa in cui l’eroismo è un equivoco e la disciplina un alibi. Una satira feroce sul militarismo e sul bisogno umano di ordinare il caos.

Quest’opera, che finge modestamente di essere un “divertimento fantamilitare”, è in realtà una piccola macchina da guerra contro ogni ingenua idea di serietà. Eco (poiché è scortese fingere di ignorare l’autore, quando l’autore si diverte tanto a fingere di ignorare se stesso) compone una parodia che non prende di mira soltanto l’universo militare, ma l’intero meccanismo con cui l’umanità ama attribuire medaglie all’assurdo, decorazioni al caos, stellette all’incompetenza metafisica.
È apprezzabile il fatto che qui l’ironia non è mai un semplice ammiccamento, ma una postura morale. Nulla è più morale, dopotutto, dell’intelligenza che rifiuta di obbedire. E Stelle & stellette disobbedisce magnificamente: alle gerarchie, alla gravità del genere fantascientifico, persino alla tentazione – così volgare – di prendersi sul serio.

Il tono è quello di una farsa cosmica raccontata da qualcuno che conosce fin troppo bene i regolamenti, le note a piè di pagina, i formulari dell’autorità. Ed è proprio questa competenza a rendere la burla letale. Perché, se il paradosso è la forma più elegante di verità, si può notare con piacere che qui la guerra non è mai abbastanza tragica da commuovere, né sufficientemente ridicola da assolversi: resta sospesa, come tutto ciò che è profondamente umano, tra l’idiozia e il rituale.
C’è poi un ulteriore piacere – sottilissimo, quasi indecente – nel vedere l’erudizione comportarsi male. Eco gioca con i codici come un esteta gioca con le convenzioni sociali: le indossa, le esibisce e poi le lascia cadere sul pavimento con la noncuranza che meritano. Del resto, nulla scandalizza più della competenza quando decide di essere spiritosa.

Stelle & stellette dimostra una verità fondamentale: l’universo non è assurdo perché è vasto, ma perché è amministrato. E ridere di questo fatto non è solo un piacere: è un dovere estetico.
In breve: un’opera deliziosamente irresponsabile. E dunque, come tutte le cose migliori, profondamente seria.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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