Sue Townsend – Il diario segreto di Adrian Mole

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Adrian Mole ha tredici anni e tre quarti quando decide di tenere un diario segreto per raccontare la propria esistenza tormentata. Vive in una famiglia disfunzionale, con genitori in crisi, un cane con problemi intestinali e poche certezze. A scuola si sente incompreso, innamorato senza speranza della bella Pandora, convinto di avere un destino da grande intellettuale. Tra poesie ingenue, drammi adolescenziali e osservazioni involontariamente feroci sul mondo degli adulti, Adrian registra un anno e un quarto decisivo della sua crescita.

Il diario segreto di Adrian Mole è un libro che sembra leggero come una risata buttata lì, e invece qualche segnetto sotto la pelle lo lascia, nonostante la scorrevolezza e il linguaggio semplice (come quello di un adolescente, appunto).
È spassoso, perché Adrian è tragicamente convinto della propria eccezionalità mentre il mondo, con grande educazione, lo ignora. Fanno ridere il suo sguardo solenne su problemi minuscoli, la sua prosa involontariamente comica, il contrasto continuo tra ciò che pensa di essere e ciò che è davvero. Ridere è facile, quasi automatico. Ma sarebbe un errore fermarsi lì. Dietro la comicità c’è un ritratto sorprendentemente preciso dell’adolescenza, della classe media inglese, delle ipocrisie adulte, delle frustrazioni sociali e politiche che filtrano – senza che Adrian se ne accorga – nelle sue pagine.

È un libro meno superficiale di quanto sembri, perché usa la leggerezza come cavallo di Troia: entri per divertirti, ma resti perché riconosci qualcosa di vero.
Non è un capolavoro della letteratura mondiale, né ha alcuna pretesa di esserlo, non cambia la vita e non pretende di farlo; però è una lettura gradevole e intelligente, capace di far ridere senza prendere in giro e di mostrare, con gentilezza, quanto possiamo essere ridicoli quando ci prendiamo un po’ troppo sul serio. E in questo, Adrian Mole è un piccolo maestro.

Un altro motivo per cui il romanzo funziona meglio di quanto sembri è il modo in cui Sue Townsend lascia filtrare la storia con la S maiuscola nella vita minuscola del protagonista. Siamo nell’Inghilterra dei primi anni Ottanta, quella di Margaret Thatcher, della retorica dell’individualismo e dei tagli, ma tutto questo non arriva mai sotto forma di spiegone: arriva di sbieco, come succede nella vita vera.
La crisi dell’occupazione, per esempio, non è un tema astratto: è il padre di Adrian che resta disoccupato, è la sua dignità che si sfilaccia, è la famiglia che perde equilibrio. La guerra delle Falkland compare sullo sfondo, confusa e distante, mescolata alle ansie adolescenziali e alle prime pulsioni politiche, spesso mal comprese ma sincere. Il risultato è un ritratto ironico e malinconico di un Paese che cambia, visto dal punto di vista meno autorevole possibile – e proprio per questo credibile.

Il contesto storico non invade mai la scena, non schiaccia il racconto: resta lì, come un rumore di fondo che condiziona tutto senza chiedere attenzione. E anche questa è una scelta intelligente: mentre Adrian si preoccupa della propria grandezza futura, il mondo attorno a lui si restringe, si irrigidisce, perde certezze. E noi ridiamo, sì, ma con la sensazione che quella risata abbia dentro molto di vero, e sia persino un po’ amara. Soprattutto se siamo abbastanza maturi da ricordare quel periodo e l’ingenuità con la quale l’abbiamo vissuto.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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