Silvia Treves – Margine di incertezza

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In un futuro post-crisi climatica, tra comunità resistenti e cicatrici geologiche ancora aperte, Margine di incertezza ci immerge in una realtà sospesa tra utopia e allerta permanente, nella quale la tecnologia ha imparato a collaborare con la biologia e l’intelligenza emotiva è considerata un talento raro e prezioso. Al centro del racconto, Ignas Merlano, T-Consulente di alto livello, è incaricato di “leggere” gli esseri umani, interpretarli e guidarli, in un mondo che ha imparato a sorvegliare se stesso ma non ha smesso di generare conflitti latenti.

La vicenda si muove tra le atmosfere idilliache e familiari del Borgo – eco di un’ecotopia controllata e sofisticata – e le tensioni più complesse della città galleggiante Fortunata, un esperimento sociale che rischia la frattura. Lì, un gruppo di outsider ribattezzati “cugini” reclama un futuro rubato: sono pionieri mancati, ex candidati alle colonie spaziali, confinati sulla Terra e ora pronti a sovvertire l’ordine stabilito. Il loro destino s’intreccia a quello di una figura ambigua e magnetica, Cordelia, il cui passato oscuro e la natura incerta agitano le acque già tese della micronazione.

Silvia Treves costruisce un intreccio stratificato, in cui convivono il dramma sociale, la speculazione scientifica e un’intensa riflessione sulla memoria, l’identità e il desiderio di senso. Pur immersa in un mondo in cui la tecnologia è pervasiva, la storia è animata da rapporti umani profondi, da una sensualità sobria e da un’attenzione costante all’etica del sentire. In questa società fragile è proprio il margine d’incertezza a rendere possibile la trasformazione, la deviazione, l’inatteso.

Ignas non è un eroe, ma un mediatore, un testimone sensibile che vive sulla soglia tra persone e ruoli, tra silenzi e sovraccarichi emotivi, tra l’apparente ordine e le fratture invisibili che lo percorrono. Il suo viaggio è un’immersione nell’ambiguità come campo d’azione e come possibilità evolutiva.

Un racconto lucidissimo, che riesce a parlare del futuro senza mai smettere d’interrogare il nostro presente.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025) e "Niente da salvare" (con Fiorenzo Dioni, Calibano, 2026). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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