Quando un ciclone particolarmente potente distrugge la piantagione, già in rovina, della famiglia Bas-Thorton, gli adulti decidono che la Giamaica è un posto troppo pericoloso per allevare dei bambini e imbarcano i loro cinque piccoli, insieme a due figli dei vicini Fernandez, su un mercantile diretto in Inghilterra. Per i sette ragazzini inizia così un viaggio emozionante, che prende una piega inaspettata quando la nave viene catturata dai pirati e i giovanissimi viaggiatori si trasformano, così, in ostaggi…
In Il leviatano, il filosofo Thomas Hobbes sostiene che l’uomo è per natura egoista e anarchico, incapace di altruismo e naturalmente incline alla lotta e all’odio; questa è la tesi di fondo suggerita anche da Hughes in questo fenomenale e in più punti sconcertante romanzo d’avventura, che dalle prime pagine potrebbe sembrare l’ennesima storia di pirati, perfetta per ricavare un film Disney, ma che a metà vira bruscamente verso il drammatico: piuttosto che dalle parti dei Figli del Capitano Grant, siamo nei pressi del Signore delle mosche, col quale trovo ci siano diversi punti di contatto.
Infatti, Un ciclone sulla Giamaica racconta i mesi trascorsi in mare dai sette ragazzini che, liberi dai freni imposti dall’educazione, vivono seguendo semplicemente l’istinto e, insieme alla loro inesauribile vitalità e alla gioia più genuina che accompagna ogni scoperta, mostrano anche la naturale ferocia e un’indifferenza al limite dell’amoralità; atteggiamenti che li fanno apparire più crudeli dei pirati che li hanno sequestrati ma che sono connaturati nell’infanzia, sebbene gli adulti preferiscano spesso ignorarli e minimizzarli, trasformando i loro bambini in stereotipi rassicuranti.
Il romanzo spazza via la maggior parte di questi stereotipi raccontando, con tono allegro e spiazzante, una storia di bambini che non è affatto una storia per bambini, ma che si rivolge agli adulti per ricordare che anche loro, un tempo, hanno dovuto fare i conti con tutte le pulsioni che ai protagonisti del romanzo viene permesso di sfogare; Hughes sa cogliere e interpretare al meglio l’animo infantile e ne sfrutta il punto di vista per dare una lettura originale e drammatica dei meccanismi che regolano la società e le sue gerarchie, giungendo a constatazioni pessimistiche sulla natura umana e sulla reale possibilità di conoscerla a fondo.
Lettura suggestiva e stupefacente, da consigliare vivamente.




















