Piergiorgio Leaci – Pazzo come Van Gogh

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Odio le italiane

È’ un libro politicamente scorretto, questo di Piergiorgio Leaci, a tratti scurrile e caratterizzato da una scrittura spezzata, aritmica, piena d’interpunzioni. Come a voler evitare le sfumature. Che invece si inseriscono tra le righe. A fiotti.
La serie di racconti (intercalati con alcune apprezzabili poesie) è preceduta da Due parole dell’autore: “Odio le mie connazionali. Si fatica troppo per un mucchio di cenere”. Una premessa programmatica mantenuta, integralmente.
Il protagonista di quasi tutti i racconti è Wilem, alter-ego dell’autore, che dipinge in prima persona un’umanità senza speranza e priva di prospettiva del domani. Erotismo e pornografia si mischiano in un “unicum” estremamente cinico, attraente e ributtante allo stesso tempo.
Leaci si richiama a Bukowski, autore che, nel racconto Prendile il cuore e stringi, cita insieme a John Fante. Ma di Fante gli manca la raffinatezza con cui l’autore americano sapeva dipingere una umanità al limite; e di Bukowski l’arguzia e la capacità di descrivere personaggi autolesionisti e molto attivi. Emergono invece soprattutto lo squallore, l’autocompatimento e la passività verso la vita e le proprie scelte.
La lettura è insieme divertente, per le situazioni descritte, e deprimente, per il mondo borderline che viene rappresentato.
Nel complesso, questa raccolta sembra raccontare una fuga senza costrutto, scatenata dal bisogno del protagonista di ancorarsi alla certezza di non avere speranza: un vuoto che corrisponde alla sensazione di precarietà della sua esistenza, e ne è l’unica risposta.
I racconti si susseguono in una saga autodistruttiva fatta di incontri (dis)umani, di varia dissennatezza e di pagine, a volte, veramente disgustose. Assistiamo a un campionario resistibile di disfacimento umano, di blasfemie, di copule continue e di personaggi femminili ridotti a meri oggetti di piacere; uscendone provati e, a furia di eccessi, anche discretamente annoiati.
Leaci, un autore a onor del vero abbastanza interessante, si dimostra in questa occasione monotematico, ai limiti dell’ossessione.

 

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.