Rashid Khalidi – Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza

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Immaginate di affrontare la storia del conflitto israelo-palestinese non come una sequenza di eventi scollegati, di guerre improvvise o di accordi diplomatici falliti, ma come un continuum di logiche coloniali, di resistenze represse e di narrazioni improntate sistematicamente sulla negazione. Questo è l’approccio che Rashid Khalidi propone nel suo saggio Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza, ed è un approccio che, al di là delle inevitabili tensioni ideologiche che suscita, merita piena attenzione per la solidità storiografica e la chiarezza argomentativa con cui viene sviluppato.

Khalidi, docente alla Columbia University, e tra i più autorevoli storici della questione palestinese, non si limita a raccontare la storia: la interroga, la rilegge criticamente e, soprattutto, ne smonta le impalcature più sedimentate, quelle che nei media e in gran parte della storiografia occidentale tendono a rappresentare il popolo palestinese come un soggetto passivo, o peggio ancora come un ostacolo alla pace. Al contrario, il suo libro mette in luce il ruolo attivo – e spesso tragicamente isolato – di una popolazione che ha vissuto sulla propria pelle un secolo di espropriazioni, espulsioni e interventi esterni travestiti da neutralità diplomatica.

La tesi centrale del saggio è chiara e radicale: la storia della Palestina nel Novecento non può essere compresa che alla luce del colonialismo, e in particolare di quello che Khalidi definisce come un progetto coloniale insediativo, sostenuto prima dalla potenza britannica e poi da quella statunitense. Non si tratta solo di una scelta lessicale, ma di un posizionamento metodologico e politico, che riconnette la vicenda palestinese a quella di altri contesti post-coloniali – dall’Algeria al Sudafrica – e ne rivendica la legittimità storica e morale.
L’approccio di Khalidi è tanto più convincente quanto più si radica in una rigorosa selezione documentaria: lettere ufficiali, diari, atti governativi e testimonianze dirette che testimoniano, con la forza dell’evidenza, il carattere pianificato delle politiche di espulsione e di sostituzione demografica che hanno caratterizzato la Palestina sin dal mandato britannico. Ma ciò che rende questo saggio particolarmente prezioso in ambito accademico è la sua capacità di mantenere un equilibrio tra analisi critica e rigore storiografico, tra impegno civile e distanza analitica. Khalidi non nasconde la propria posizione, ma, proprio perché la dichiara apertamente, sottrae il testo a ogni ambiguità e invita il lettore a confrontarsi con la complessità del reale, senza infingimenti.

Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza non è un pamphlet né un esercizio di denuncia emotiva, ma una lezione di metodo storico. Una lezione che ci ricorda come la Storia non sia solo ciò che è accaduto, ma anche – e soprattutto – il modo in cui decidiamo di raccontarla. E, in questo racconto, la voce di Khalidi è una delle più lucide, autorevoli e coraggiose del nostro tempo.

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Nato a Bologna nel 1957, Vittorio Moreschi è professore ordinario di Sociologia della Comunicazione. Studioso dei processi ideologici nelle società post-industriali, si è occupato per oltre trent’anni di teoria dei media, propaganda, linguaggi della tecnica e costruzione sociale del consenso. Dopo una formazione in filosofia politica, ha sviluppato un approccio interdisciplinare che integra sociologia critica, semiotica e antropologia culturale. Numerose le sue pubblicazioni. È stato visiting scholar presso la Humboldt Universität di Berlino e collabora con diverse riviste europee di teoria sociale e media studies.

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