Un gruppo di ex militanti antifascisti europei, ormai anziani, viene misteriosamente eliminato. L’indagine porta a riaprire una rete clandestina nata durante la guerra civile spagnola e sopravvissuta nel sottobosco politico del dopoguerra. Tra vecchie lealtà, tradimenti e ideologie mai davvero sepolte, il passato ritorna come organizzazione ancora operativa, pronta a regolare i conti. La Storia emerge come forza irrisolta che continua a colpire nel presente.
Le falangi dell’Ordine Nero arriva come un punto di combustione lenta, un momento in cui due traiettorie creative – quella grafica di Enki Bilal e quella narrativa di Pierre Christin – si amalgamano nel punto più instabile e fecondo del loro percorso comune. Non è ancora l’esplosione definitiva, ma è il momento esatto in cui tutto è già carico, teso, pronto a deflagrare.
Dal punto di vista visivo, Bilal raggiunge qui una maturità impressionante: il segno si fa nervoso ma controllato, sporco senza essere caotico, capace di trasformare i volti in paesaggi morali e i corpi in superfici segnate dalla Storia. Le sue tavole respirano un’aria fredda, metallica, come se la memoria del Novecento – le guerre, le ideologie, le rovine – fosse diventata una materia pittorica. Ogni vignetta sembra sul punto di sgretolarsi, e proprio per questo è viva: Bilal non illustra la violenza del passato, la incorpora nel tratto, nella deformazione, nel colore che cola come un residuo tossico.
Parallelamente, Christin costruisce una macchina narrativa di rara lucidità. Le falangi dell’Ordine Nero è un racconto politico che rifiuta ogni semplificazione: non c’è conforto, non c’è catarsi, ma una discesa controllata nelle ambiguità della militanza, nella persistenza dei fantasmi ideologici, nella difficoltà di separare la giustizia dalla vendetta. L’autore francese dimostra qui una padronanza assoluta del tempo narrativo e del non detto, orchestrando una storia in cui il passato non è mai davvero passato, ma continua a organizzarsi, a marciare, a reclamare spazio nel presente.
Questo equilibrio quasi perfetto tra forma e contenuto fa di Le falangi dell’Ordine Nero un capolavoro, ma anche una soglia. Tutto ciò che Bilal e Christin hanno affinato fino a questo momento – la visione disincantata della politica, l’attenzione ossessiva per la memoria, l’uso del fumetto come strumento critico e non consolatorio – troverà il suo vero acme nel progetto successivo, Battuta di caccia, in cui la tensione morale e la complessità simbolica verranno portate alle estreme conseguenze. Qui, però, ci troviamo nel punto più vicino al loro vertice creativo, un istante prima del colpo, un istante prima che la Storia, ancora una volta, torni a colpire.