Pat Murphy – La città, poco tempo dopo

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In una San Francisco devastata da una misteriosa epidemia e isolata dal resto del mondo, un gruppo di artisti e sognatori tenta di ricostruire la vita tra le rovine. Nelle strade invase dalla natura, la giovane Jax lotta per difendere la fragile libertà della città dalla minaccia di un nuovo ordine militare. In questo scenario sospeso tra apocalisse e rinascita, la speranza diventa un atto creativo, un gesto di resistenza poetica.

Pat Murphy, autrice americana dalla sensibilità proteiforme, ha attraversato con rara coerenza le frontiere tra fantascienza, fantasy e realismo visionario, coniugando sempre l’immaginazione con l’indagine morale. La città, poco tempo dopo (1989) è forse il suo capolavoro, un romanzo che sfugge a ogni etichetta: post-apocalittico, certo, ma anche utopico, mistico e profondamente umano. La catastrofe non è qui occasione di disperazione, bensì di rinascita. La scrittrice immagina una civiltà che riparte dalla fragilità, dalle arti, dalla possibilità di raccontare di nuovo il mondo.
La sua San Francisco non è solo una città in rovina: è un organismo vivente, uno spazio mentale in cui il potere si dissolve e l’immaginazione torna a essere forza politica. L’arte, la memoria e il sogno diventano strumenti di sopravvivenza contro la violenza di chi vuole ricostruire l’ordine perduto.
La scrittura, limpida e visionaria, fonde il lirismo di Ursula Le Guin con la disillusione di J.G. Ballard, restituendoci una parabola dolente ma luminosa sull’anima umana, sulla sua irriducibile capacità di immaginare nuovi mondi anche tra le macerie. 

La città, poco tempo dopo è un romanzo da riscoprire, perché parla al presente: mostra che il futuro non nasce dal controllo, ma dalla capacità di sognare. È una favola postumana sull’utopia possibile, scritta con la grazia di chi sa che ogni rovina può diventare, se la si guarda con occhi nuovi, un giardino.

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