Akakij Akakievic, scrivano in un anonimo dipartimento ministeriale durante l’epoca degli zar, mena un’esistenza povera, grigia e uniforme, completamente dedicata al lavoro. Tuttavia, dopo varie trattative con il sarto di fiducia, con tutti i suoi risparmi riesce ad acquistare una mantella nuova per sostituire quella vecchia e logora, che sta insieme per miracolo, Quando indossa il cappotto per la prima volta, gli sembra che la sua esistenza in qualche modo si completi, perché il nuovo capo d’abbigliamento gli conferisce una dignità che si trasforma automaticamente, ai suoi occhi, in rispetto sociale. Ma proprio di ritorno da un’occasione mondana Akakij Akakievic viene derubato della mantella, e sotto gli occhi di una guardia che non interviene fraintendendo la situazione. Inizia qui un’odissea alla ricerca di giustizia che si trasforma immediatamente in un calvario, tra udienze negate e una burocrazia che sovrasta tutto, persino il senso delle cose, e lo stravolge. E Akakij viene travolto da un destino tanto malvagio quanto implacabile.
Gogol’ dipinge una Russia senza scampo, tra alienazione, fragilità, inefficienza dei formalismi e implacabilità del potere: uno spaccato inquietante della società dell’epoca in cui l’elefantiaca macchina burocratica opprime e condanna impietosamente, a prescindere dalle colpe.
Un racconto memorabile e fortemente drammatico, privo di quell’umorismo che pure dà un’illusione di speranza in altre opere dell’autore.





















