Nel romanzo La morte di Ivan Il’ič, pubblicato per la prima volta nel 1886, la storia ruota attorno a un giudice quarantacinquenne che affronta una malattia incurabile. Mentre il dolore cresce, Ivan riflette sulla sua vita e si rende conto di aver condotto un’esistenza artificiale, dominata da interessi borghesi via via sempre più convenzionali, fino a non sapersi più riconoscere se non nella posizione sociale raggiuntas. L’unico conforto gli viene dal servo Gerasim, che lo assiste disinteressatamente e che non teme la morte. Alla fine, Ivan trova nell’inevitabilità della fine una spiegazione dell’enigma esistenziale.
Racconto introspettivo, La morte di Ivan Il’ič esplora i temi della vita, della morte e della condizione umana. Tolstoj dipinge con maestria la superficialità della società borghese e la ricerca di significato in un mondo dominato dall’ipocrisia. La prosa, nitida e coinvolgente, propone una visione profonda della mortalità (e della moralità) umana componendo un’opera letteraria di grande spessore filosofico e psicologico, che sa esplorare con suggestiva efficacia le ansie e le paure umane in modo diretto e penetrante.
Acuta è la critica sociale nei confronti di quanto vi è di superficiale e falso nella società borghese, laddove quella russa del XIX secolo non è meno corrotta di quella di oggi. Attraverso la vita di Ivan Ilyich, Tolstol mette in evidenza il materialismo e l’ipocrisia di un’intera classe, così fatidici nella disumanizzazione dell’individuo.
La capacità di Tolstoj di raccontare una storia complessa con una prosa limpida e accessibile contribuisce a suscitare in noi lettori una forte risposta emotiva. La sofferenza del protagonista è così vivida e realistica che non è difficile commuoversi e ritrovare in parte noi stessi.
Un romanzo che tocca l’anima e non lascia indifferenti.





















