Laura Tussi e Fabrizio Cracolici – Narrazioni di pace

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La parola pace ha subito negli ultimi anni un curioso impoverimento. Più viene invocata, più rischia di diventare generica: formula diplomatica, dichiarazione rituale, auspicio buono per ogni occasione e, proprio per questo, incapace di portare davvero qualcuno a qualcosa. Narrazioni di pace, di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, prova invece a restituirle peso, conseguenze e perfino conflittualità: nelle pagine di questo volume la pace implica scelte, prese di posizione, memoria, educazione, disarmo, opposizione al militarismo e critica delle strutture politiche ed economiche che rendono la guerra possibile e, troppo spesso, conveniente.
Il sottotitolo, Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra, descrive con precisione la natura composita del libro: interviste, testimonianze, riflessioni, resoconti di iniziative e interventi di protagonisti dell’impegno civile vengono accostati secondo un disegno riconoscibile – mostrare come il pacifismo possa attraversare ambiti apparentemente lontani fra loro e mettere in relazione politica internazionale, scuola, memoria storica, ecologia, giustizia sociale e responsabilità individuale.

La prefazione di Giorgio Cremaschi offre una delle chiavi di lettura più nette per entrare nel volume, definendo Laura Tussi e Fabrizio Cracolici “partigiani della pace”. Il richiamo è deliberato: collega il pacifismo all’antifascismo e ne respinge qualsiasi interpretazione passiva o conciliatoria. La pace, in questa prospettiva, richiede una parte da scegliere e una realtà da contrastare: autoritarismo, riarmo, bellicismo, sopraffazione economica e politica.
Da qui nasce anche la centralità della memoria. Il Novecento, la Resistenza, Hiroshima e Nagasaki, il fascismo e le sue pedagogie della forza compaiono nel libro come esperienze ancora capaci di interrogare il presente. Ma ricordare serve nella misura in cui il ricordo viene trasformato in coscienza storica, trasmissione e responsabilità. Il volume insiste infatti sul passaggio “dal ricordo alla narrazione, dalla memoria alla storia e dalla storia alla riflessione”, affidando soprattutto alla scuola il compito di mantenere vivo questo processo.
L’educazione occupa perciò uno spazio decisivo. I due autori contestano la progressiva presenza della cultura militare nei luoghi della formazione e oppongono alla retorica della caserma un’idea della scuola come comunità aperta al dialogo, alla pluralità, alla gestione nonviolenta dei conflitti e alla conoscenza critica della Storia. In questa prospettiva, educare alla pace significa anche impedire che guerra, armi e disciplina militare vengano presentate ai più giovani attraverso forme seduttive, ludiche o eroicizzanti.

Il discorso si allarga anche alle grandi crisi contemporanee: al riarmo, alle guerre in corso e, soprattutto, al rischio nucleare. Un nucleo importante è dedicato al Premio Nobel per la Pace 2024 assegnato a Nihon Hidankyo, l’organizzazione degli hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Le testimonianze raccolte attorno a quell’evento (fra le altre quelle di Giorgio Cremaschi, Raffaele Crocco, Paolo Ferrero, Salvatore Izzo, Roberto Lovattini, Luigi Mosca e Luciano Vasapollo) riportano il disarmo fuori dal terreno delle dichiarazioni astratte e lo riconducono alla memoria concreta di ciò che un’arma nucleare produce sui corpi e sulle vite.
Il carattere corale del volume emerge anche dalla presenza di figure assai diverse per formazione e provenienza: il cardinale Matteo Maria Zuppi affronta il rapporto fra pace, diplomazia e responsabilità morale; Alex Zanotelli intreccia disuguaglianza, devastazione ambientale, militarismo e impegno delle nuove generazioni; Vittorio Agnoletto rilegge l’esperienza del movimento altermondialista e del G8 di Genova alla luce delle trasformazioni economiche e politiche intervenute nel frattempo. Altre pagine si concentrano sull’attivismo nonviolento, sul digiuno, sulle campagne per il disarmo, sui movimenti internazionali e sulla costruzione di reti capaci di collegare iniziative locali e prospettive globali.
Il plurale del titolo acquista così un significato sostanziale. Le “narrazioni” sono molte perché molti sono i luoghi nei quali la guerra viene preparata culturalmente e materialmente, e altrettanti quelli in cui può essere contrastata. La pace riguarda il linguaggio con cui si raccontano i conflitti, il modo in cui si educano i bambini, l’uso della memoria, la distribuzione delle risorse, la produzione e il commercio delle armi, il rapporto con l’ambiente, la qualità della democrazia e la capacità di riconoscere nell’altro una persona prima che un avversario.
Per la stessa ragione il libro dedica spazio alle pratiche. La Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, le iniziative antimilitariste, le campagne contro le armi nucleari e le esperienze della società civile servono a mostrare che il pacifismo descritto da Tussi e Cracolici cerca continuamente una traduzione pubblica delle proprie idee. La Terza Marcia mondiale, presentata come una mobilitazione internazionale capace di attraversare decine di Paesi e mettere in relazione associazioni, gruppi e singoli cittadini, rappresenta bene questa tensione verso un’azione collettiva dal basso.

Narrazioni di pace assume dunque apertamente una posizione precisa e non tenta di nasconderla dietro una neutralità apparente. Il lettore può condividere o discutere singole analisi, giudizi politici e interpretazioni; ciò che difficilmente può sfuggirgli è la coerenza del filo rosso che attraversa l’opera. La guerra viene considerata il risultato di processi che cominciano molto prima dell’esplosione delle armi: nell’accettazione della forza come criterio politico, nell’assuefazione alla violenza, nella costruzione del nemico, nella militarizzazione dell’immaginario e nell’indebolimento della memoria.
È su quel terreno, precedente alla guerra, che Tussi e Cracolici collocano il lavoro della pace. Un lavoro fatto di educazione, testimonianza, conflitto civile, disarmo e costruzione di relazioni. La pace, privata della patina retorica che spesso la rende innocua, torna così a essere ciò che in queste pagine interessa davvero agli autori: una pratica politica e culturale, difficile, quotidiana e necessariamente collettiva.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025) e "Niente da salvare" (con Fiorenzo Dioni, Calibano, 2026). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web. ---------- Heiko H. Caimi, born in 1968, is a writer, screenwriter, poet, and creative writing teacher. He has worked with a number of publishers, including Mondadori, Tranchida, and abrigliasciolta. He has taught at the Egea Bookshop at Bocconi University in Milan, as well as at various schools, libraries, and cultural associations in Italy and Switzerland. Since 2013, he has served as editorial director of the literary magazine “Inkroci”. He is one of the founders and organisers of “Libri in Movimento”, a travelling literary festival. He contributed the column “Pagine in un minuto” to the news publication “InPrimis” and has also contributed to writer Barbara Garlaschelli’s blog “Sdiario”. He is the author of the novel “I predestinati” (Prospero, 2019) and has edited the short-story anthologies “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch’io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (with Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (with Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024), “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (with Giovanni Peli, Calibano, 2025), and “Niente da salvare” (with Fiorenzo Dioni, Calibano, 2026). His short stories have appeared in numerous anthologies and magazines, as well as online.

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