Jonathan Swift – I viaggi di Gulliver

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I viaggi di Gulliver è un libro che è stato a lungo relegato nello scaffale delle favole, ma solo perché l’umanità ha sempre avuto il vizio di chiamare “fiaba” tutto ciò che la mette in imbarazzo.
Swift possiede una qualità rarissima: non spera nulla da parte del lettore. Non vuole educarlo, non vuole salvarlo, non vuole neppure piacergli. Lo osserva come un naturalista osserva un insetto, con una lente fredda e una pazienza spietata. La fantasia, in questo libro, non è evasione, ma strumento chirurgico: serve a incidere la realtà con maggiore precisione.

A Lilliput l’uomo è ridotto a misura della sua vanità; a Brobdingnag la sua presunta grandezza diventa ridicola; a Laputa l’intelligenza si rivela sterile; e nel paese degli Houyhnhnm la ragione, finalmente pura, condanna l’uomo senza appello. È un viaggio geografico solo in apparenza: in realtà è una lenta, metodica demolizione dell’orgoglio umano.
Swift ha l’audacia di essere moralista senza morale: non predica, non consola, non offre redenzioni. La sua satira non corregge i costumi, li espone, li seziona e li abbandona sul tavolo. In questo senso, Gulliver è un libro profondamente onesto, e quindi profondamente crudele.

Si è spesso rimproverato a Swift il suo pessimismo. L’accusa è ingiusta: non è affatto pessimista, è semplicemente attento. Ha guardato l’uomo abbastanza a lungo da non potergli più mentire. Se la sua visione è cupa, è perché la luce della verità non è mai lusinghiera.
E tuttavia, in questa ferocia, c’è una forma di grandezza artistica che pochi scrittori osano permettersi. Swift comprende che la satira più alta non nasce dall’indignazione, ma dalla chiarezza. Infatti non urla contro il mondo: lo descrive. Ed è per questo che fa tanto male.

I viaggi di Gulliver non è un libro da leggere per diventare migliori, ma per diventare più lucidi. Non migliora l’umanità: la smaschera. E, in un’epoca che ama le illusioni più della verità, questo resta il suo scandalo più imperdonabile. Oggi come ieri.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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