Quattro donne provenienti da realtà parallele – Jeannine, Joanna, Janet e Jael – si incontrano e confrontano le loro vite, ciascuna modellata da un diverso sistema sociale e storico. Jeannine vive in una versione degli anni ’60 in cui la Seconda Guerra Mondiale non è mai avvenuta e le donne sono ancora subordinate; Joanna è una donna del nostro mondo, consapevole del patriarcato; Janet proviene da Whileaway, un’utopia lesbica in cui gli uomini sono estinti; Jael è una guerriera in un mondo diviso tra sessi in guerra. Il loro incontro genera una riflessione esplosiva sull’identità, il genere e la possibilità di sovversione.
Le quattro protagoniste sono al tempo stesso donne distinte e manifestazioni diverse della stessa identità femminile. Non sono cloni, né semplici versioni alternative: sono possibilità. Sono ciò che una donna può diventare (o è costretta a essere) in contesti storici, culturali e politici differenti. Joanna – che porta il nome dell’autrice – è la più vicina al nostro mondo, e funge da ponte tra le altre. Jeannine è la donna che non ha mai potuto emanciparsi. Janet è ciò che accade quando il patriarcato scompare. Jael è la rabbia armata, la vendetta strutturata. Insieme, formano un prisma: ogni faccia riflette una condizione, ma tutte appartengono allo stesso cristallo.
Joanna Russ non ci dice mai esplicitamente che sono la stessa persona, ma lascia indizi ovunque: nei pensieri che si sovrappongono, nei nomi che si confondono, nei momenti in cui una voce sembra parlare per tutte. È una strategia narrativa che rompe l’illusione dell’identità fissa e ci costringe a chiederci: e se fossimo tutte queste donne, in potenza? E, per farlo, dobbiamo essere disposti ad accettare che l’identità non è un punto, ma un campo di possibilità.
La female man non è solo un romanzo: è un detonatore letterario. Pubblicato nel 1975, nel pieno fermento del femminismo radicale, questo testo ha scardinato le convenzioni della fantascienza e della narrativa tout court, diventando un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia comprendere come il genere (sia letterario che sessuale) possa essere decostruito e reinventato.
Joanna Russ, già nota per la sua scrittura tagliente e il suo impegno teorico, inserisce La female man in una produzione che ha sempre rifiutato le semplificazioni. Qui, però, compie un salto ulteriore: abbandona la linearità, frammenta la narrazione, mescola registri e punti di vista, e ci costringe – sì, costringe – a leggere attivamente, a non adagiarci. La struttura complessa non è un vezzo intellettuale: è lo specchio di una realtà che non può essere raccontata con una sola voce, perché la condizione femminile è molteplice, contraddittoria, stratificata – plurale.
I temi toccati sono vasti e profondi: l’identità di genere, la performatività del femminile, la violenza sistemica, l’utopia e la distopia, la sorellanza e la rabbia. Russ non offre soluzioni, ma strumenti. E lo fa con una lucidità che rasenta il genio.
I lettori che definiscono questo romanzo “illeggibile” o “incomprensibile” – e ce ne sono, purtroppo – forse non hanno mai considerato che la difficoltà non risiede nel testo, ma nella propria abitudine a una narrazione rassicurante. Russ non è qui per confortare: è qui per svegliare. E lo fa con una potenza che, ancora oggi, lascia il segno.
La female man è un capolavoro – e non uso mai questa parola con la leggerezza tipica dei tempi che stiamo attraversando – perché non si limita a raccontare: trasforma. E chi lo legge con apertura, ne esce cambiato.





















