Georgette Heyer – Arabella

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Un’accurata ricostruzione storica non salva dalla banalità

Negli anni della reggenza inglese, una giovinetta, tanto graziosa quanto ribelle, viene mandata a Londra a caccia di un marito facoltoso che dovrà risollevare le sorti dei numerosi fratelli e sorelle. Sulla via che conduce alla città, il timone della carrozza che trasporta lei e la sua governante si rompe, costringendo le due donne a chiedere ospitalità presso la villa di un gentiluomo affascinante e disilluso. Scontato il finale della storia, che giungerà dopo pagine e pagine di dame petulanti, cacciatori di dote, piccole e grandi fortune dilapidate al gioco, passeggiate in carrozza e balli che si protraggono fino alle prime ore del mattino.

Non è sufficiente cucinare con gli ingredienti di Jane Austen per servire Orgoglio e Pregiudizio:  Georgette Heyer, che della Austen è la più celebre emulatrice, ha scritto dignitosi romanzi storico-sentimentali, tuttavia Arabella, già pubblicato come Il gioco degli equivoci, non è fra le sue prove migliori. A dispetto di una ricostruzione accurata, infatti, manca al romanzo una definizione approfondita dei personaggi, cristallizzati nei ruoli scontati della damigella sfrontata e del bel tenebroso che già furono di Elizabeth Bennet e di Mr. Darcy, ma tratteggiati con tutt’altra maestria. Manca inoltre l’ironia sottile e sferzante di Jane Austen, che libera Orgoglio e Pregiudizio dallo stigma di romanzo sentimentale per ascriverlo fra i capolavori della letteratura inglese. Arabella, al contrario, non è altro che una lettura d’evasione, gradevole quanto mediocre.

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