Edwin A. Abbott – Flatlandia

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In una società bidimensionale governata da rigide gerarchie geometriche, un Quadrato vive in un mondo fatto solo di linee e angoli. Quando una Sfera proveniente dalla terza dimensione gli rivela l’esistenza dell’Altezza, la sua mente si spalanca sull’infinito. Ma tentare di diffondere la verità oltre il piano gli costerà caro, in un universo che teme ciò che non può vedere.

Flatlandia è uno di quei libri che si leggono con quel misto di divertimento e sospetto che riserviamo alle opere troppo intelligenti per essere innocenti. Perché è, prima di tutto, una deliziosa impertinenza.
Il suo autore finge di parlarci di linee, angoli e poligoni con l’aria dimessa di un matematico rispettabile, ma in realtà sta facendo qualcosa di molto più scandaloso: sta descrivendo la società umana con una precisione che la letteratura morale raramente osa. Non c’è nulla di più pericoloso di una metafora che funziona, e Flatlandia funziona con un’eleganza quasi crudele.

In questo mondo bidimensionale, nel quale la gerarchia sociale si misura in lati e la virtù coincide con la regolarità delle forme, ogni assurdità è perfettamente logica, ed è proprio questo il problema. Le donne sono linee sottili e pericolose, gli operai triangoli rozzi, i nobili poligoni sempre più raffinati, e al vertice troneggia il Cerchio: simbolo supremo di una perfezione che non ammette domande. Nulla di tutto ciò è realistico, naturalmente. È soltanto vero.
Il narratore, un Quadrato rispettabile e moderatamente intelligente, scopre l’esistenza di una terza dimensione e ne rimane, com’è prevedibile, rovinato. Qui Flatlandia raggiunge la sua più alta raffinatezza morale: l’illuminazione non rende liberi, rende inaccettabili. Chi vede di più non diventa migliore, diventa soltanto più solo. È una verità che la società non perdona mai, e Abbott lo sa benissimo.

La cosa più affascinante di Flatlandia non è la sua fantasia geometrica, ma il suo cinismo educato. Il libro non predica, non implora riforme, non grida allo scandalo: si limita a mostrare un mondo perfettamente ordinato, ragionevole, coerente — e proprio per questo profondamente ingiusto. È la dimostrazione che la logica, quando non è temperata dall’immaginazione, diventa una forma di tirannia.

Si potrebbe accusare Flatlandia di essere un’allegoria. Sarebbe un errore imperdonabile: le allegorie sono noiose, perché pretendono d’insegnare qualcosa. Flatlandia, invece, seduce; sorride con garbo, disegna le sue figure con precisione, e solo alla fine ci accorgiamo che ci ha sottratto ogni certezza sul mondo in cui viviamo.

Un libro così non appartiene alla matematica, né alla satira, né alla fantascienza – categorie che esistono solo per rassicurare i bibliotecari. Flatlandia appartiene a quella ristretta e pericolosa famiglia di opere che fanno sembrare il buon senso una superstizione.
E, come ogni vero classico, non ci dice che abbiamo torto: ci dimostra, con impeccabile cortesia, che siamo piatti.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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