Per un errore di digitazione, Emmi entra in contatto con Leo: da un’e-mail casuale nasce uno scambio sempre più fitto, intimo, vertiginoso, che trasforma due estranei in presenze indispensabili.
Daniel Glattauer costruisce un romanzo sorprendente nella sua apparente semplicità: una storia fatta solo di messaggi, eppure capace di generare tensione narrativa, desiderio, attesa. L’idea di rinnovare il romanzo epistolare attraverso la posta elettronica non è solo un aggiornamento formale, ma un’intuizione sul modo in cui oggi si costruiscono le relazioni: veloci, mediate e, proprio per questo, cariche di proiezioni, fraintendimenti, possibilità.
La scrittura è agile, brillante, ritmata con precisione quasi musicale. Ogni e-mail è un piccolo movimento che spinge avanti la storia, alternando ironia e vulnerabilità, leggerezza e improvvisi scarti emotivi. Glattauer riesce a sfruttare i vuoti (il non detto, gli incontri rimandati, le esitazioni) come vero motore del racconto.
Emmi e Leo sono personaggi vivissimi, costruiti quasi esclusivamente attraverso la parola. Nonostante l’assenza di descrizioni tradizionali, emergono con una forza sorprendente: lei impulsiva, brillante, impositiva, spesso contraddittoria; lui più cauto, ironico ma progressivamente coinvolto. La loro relazione cresce davanti ai nostri occhi in modo credibile e coinvolgente, sospesa tra autenticità e finzione, tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. E il romanzo colpisce proprio per questa fertile ambiguità: è una storia d’amore senza corpo ma non senza intensità; racconta un legame che vive di attese e rinvii, e che trova nella distanza la sua condizione ideale. Ne nasce una lettura avvincente, capace di catturare e far riflettere, restituendoci con intelligenza e sensibilità le dinamiche affettive del nostro tempo.
Trascurabile il suo seguito, La settima onda.





















