Ci sono romanzi d’esordio che si leggono come prove generali. E poi ci sono esordi che sorprendono per la maturità della voce, la precisione dell’intreccio, la capacità di maneggiare con disinvoltura un genere dalle regole ferree senza restarne prigionieri. La città e l’abisso di Claudio Bandi appartiene a questa seconda e più rara categoria.
Siamo nel 1952 a Los Angeles, città tentacolare e ambigua che vive in equilibrio precario tra luci patinate e bassifondi morali. In questo scenario classico del noir americano si muove William Slaytor, ex poliziotto con una reputazione ancora intatta, oggi investigatore privato abituato a lavori sporchi e clienti poco raccomandabili. Ma stavolta è diverso: lo chiama il rettore dell’UCLA, preoccupato per alcune lettere anonime che accusano un professore universitario di relazioni improprie con studentesse minorenni.
Quella che sembra un’indagine di routine si trasforma ben presto in un gioco a incastri, fatto di piste parallele, sparizioni misteriose, scelte morali tutt’altro che semplici. Slaytor osserva, segue, interroga, si sporca le mani. Non è un cinico, ma non è nemmeno un ingenuo. Come ogni detective hard boiled che si rispetti, sa che la giustizia non sempre passa dal tribunale, e che in certe situazioni è più onesto scegliere il male minore piuttosto che aspettarsi il bene assoluto. E anche se più casi sembrano attaccarsi al primo, saprà sbrogliare la matassa.
Claudio Bandi, microbiologo e docente universitario, entra nel mondo del noir con passo deciso, dimostrando una padronanza sorprendente dei tempi narrativi, dei dialoghi – asciutti e credibili – e della costruzione dell’atmosferica. I quartieri di L.A. sono descritti con minuzia ma senza appesantire, e si percepisce chiaramente l’omaggio – mai pedissequo – ai grandi maestri del genere, da Hammett a Chandler. Ma la voce è personale, il ritmo contemporaneo e, sotto la superficie del giallo, pulsa una riflessione più ampia sulla responsabilità, sull’ambiguità del bene, sul confine spesso troppo labile tra indagine e ingerenza, tra verità e danno collaterale.
Non è solo un grande esordio: è già, a suo modo, un piccolo classico.




















