Nella Repubblica di Platone i soldati sono uomini coraggiosi capaci di proteggere la città da minacce provenienti dall’esterno. Per Carlo Levi la guerra incombe sulla massa che partecipa come se fosse un fatto di natura indifferente e misterioso; è un rito che ha bisogno di giustificazioni e tanto è più assurda, tanto più è capace di creare divinità.
Per Andrea Puglisi, attore catanese appassionato di storia e di conflitti mondiali, la guerra è memoria dei soldati italiani che hanno combattuto una guerra che li buttava alla morte.
Nell’ottica drammaturgica la guerra è una tragedia che rispecchia una struttura in cui il protagonista è la necessità dell’azione che si consuma nel dramma, in cui i personaggi agiscono azioni necessarie.
La guerra di Paulinuzzu Millarti è la storia vera del signor Paolo Montalto* il quale, alla soglia dei cento anni, racconta, ad un giovane Andrea Puglisi, la sua guerra fatta di rabbia, amori fugaci, nostalgia di casa e dei fantasmi dei compagni caduti. Dal 2018 questa storia vive nel testo che racchiude l’atto unico di uno spettacolo teatrale e, grazie alla regia di Benedetta Nicoletti, attraversa i palcoscenici italiani per raccontare un pezzo della nostra storia vista attraverso gli occhi del giovane soldato Paolino. La memoria di Paolo Montalto diventa la voce che si stacca dalla massa indistinta costretta alla guerra, diventa quella necessità dell’azione che rappresenta la tragedia della seconda guerra mondiale, ma anche la voce corale di tutte le guerre di ieri e di oggi. La guerra di Paolino è tutto il sangue che ancora oggi continua ad essere versato per una ragione di Stato che rende tutti vittime innocenti. Puglisi intreccia la memoria di Paulinuzzu con le emozioni percepite, costruisce un racconto che agisce in un nuovo presente scenico attraverso le suggestioni, cosicché la narrazione si lascia contaminare da elementi romanzati.
Ogni storia ha una connotazione geografica e una linguistica; quest’ultima è sempre quella delle nostre radici culturali, la lingua madre che coincide con la nostra storia e con gli occhi attraverso i quali guardiamo il mondo. Paulinuzzo racconta la vita attraverso una lingua siciliana ricca di contaminazioni culturali, attraverso la ricchezza che Puglisi porta in scena, la storia di questo soldato nato più a sud di Tunisi, nella punta estrema della penisola italiana, Portopalo di Capo Passero.
Il siciliano è una lingua dalla lunga tradizione teatrale, dall’Opera dei Pupi a Pirandello, da Andrea Camilleri a Emma Dante, da Leo Gullotta a Enrico Lo Verso e fino al giovane Andrea Puglisi, che riesce a dare un valore aggiunto alla sua interpretazione scenica e alla scrittura, intrisa di un realismo umano che solo il dialetto può rappresentare.
Il testo drammaturgico, corredato di didascalie di scena, raccoglie i racconti di vari personaggi ai quali, sulla scena, è solo Puglisi a dare corpo e voce, ma su tutti il protagonista resta solo Paulinuzzu. Dal buio avanza la figura di un soldato della Marina Militare, una sorta di Diogene che con la sua lampada ricerca il senso di un’umanità inghiottita dagli orrori della guerra. L’inizio è quello che rimanda da una parte alle Metamorfosi di Ovidio, dal caos primordiale alla formazione dell’universo, e dall’altra a Il giorno della Calabria di Leonida Repaci. Così come nascono l’universo e poi la Sicilia, in una calda giornata del 16 novembre 1918 venne alla luce un masculu, Paolo, terzo figlio di Ciccio e Ciuzza Montalto. Gli anni trascorrono in un racconto di ciò che era l’Italia di quegli anni, attraversata dalla febbre spagnola, dai ritmi legati ai cicli della terra fino alla partenza di Paolo, nel 1939, per l’Albania, una guerra d’invasione che fece cambiare il modo di guardare il mondo al giovane Paolino. Il 10 giugno 1940 Mussolini proclama l’entrata in guerra e, tra una sirena e la radio che diffonde Giovinezza, Portopalo è sempre più lontano dall’Africa. Paolo sfugge alla morte, ma resta ferito a una gamba e, come un moderno Filottete, rimane prigioniero nel Sud dell’Africa con la sua ferita infetta; anche lui per la sua resilienza si salva e comincia a lavorare per un allevatore olandese, sempre lì nella terra dei diamanti. Paolo Montalto nella fattoria di Jan Van Niecherck lavora come falegname, cacciatore, imbianchino, agricoltore; sa fare tutto, Paolino, e così diventa Paulinuzzu Millarti, mille arti. Finalmente, nel maggio del 1945, le forze tedesche si sono arrese agli anglo americani, la guerra è finita, ma Paolo tornerà a casa solo nel 1946, quando gli inglesi gli ordineranno di ritornare in Italia, ma ancora una volta, come Filottete, non vorrà lasciare quella terra. Forse si sentiva tradito dalla sua Patria, l’Africa era diventata per lui la sua isola di Lemno. Forse per la prima volta nella sua vita voleva scegliere cosa fare: non aveva scelto di nascere e neanche di partire per la guerra, e per una volta voleva Esserci, non subire la Gettatezza di chi non sceglie il proprio progetto di vita. Alla fine della guerra Paolo si interroga sul senso del proprio Essere, un Esistenzialismo che ormai si è affermato dopo il secondo conflitto mondiale, e non importa se Paolo non ne ha mai avuto veramente contezza.
Nel 2018 Paolo Montalto aspettava come una festa il debutto dello spettacolo di Andrea Puglisi che metteva in scena la sua storia, ma per problemi di salute non riuscì ad assistere: ancora una volta il destino aveva deciso per lui. Nel mese di settembre dello stesso anno Paolino partì per il suo ultimo viaggio e Andrea Puglisi gli dedicò un lungo e commovente elogio funebre riportato anche nelle ultime pagine del testo e, come si conviene ad ogni epilogo, alla fine lo saluta con le parole:
“…Ciao Paolo.
Ci vediamo, un giorno, oltre la trincea”.
* L’opera è infatti iberamente ispirata al romanzo “Le avventure di Nuzzu Millarti” di Francesco Montalto.
Andrea Puglisi nel 2013 ha conseguito il diploma di recitazione presso Fondamenta – la Scuola dell’Attore interpretando il ruolo del protagonista Rodion Raskolnikov, nell’adattamento teatrale di Delitto e Castigo per la regia di Francesco Giuffrè.
Ha affrontato diversi percorsi formativi e lavorativi con nomi di spicco nel panorama teatrale tra i quali ricordiamo: Eugenio Barba, Odin Teatret, Carlo Giuffrè, Giancarlo Sammartano, Giorgia Trasselli, Francesco Giuffrè, Renato Giuliani e Antonio Salines, specializzato nel doppiaggio con: Angelo Maggi e Massimo Corvo.
Collabora da anni, come insegnante, con Fondamenta e con l’accademia di recitazione ORTZAI in Vitoria-Gasteiz, Paesi Baschi, ed è il responsabile di un progetto europeo di scambio culturale tra accademie di recitazione. Si è specializzato con Giancarlo Sammartano nell’utilizzo, nella teorizzazione, nella messa in scena e nell’insegnamento della maschera della Commedia Greca Nuova. Recita in Italia, Francia, Grecia, Romania e Spagna.
Protagonista di svariati spot pubblicitari come Metro, ActionAid, Total Erg e IP, è stato la voce ufficiale di Salini Impregilo e di altri grandi marchi del panorama nazionale.
Nel 2019 vince il Premio come miglior attore protagonista e il premio del pubblico al festival Romano InCorto per l’opera teatrale Cola.
La guerra di Paulinuzzu Millarti vince il Premio Più a Sud di Tunisi per la drammaturgia, l’interpretazione e la regia.
In tv ha lavorato, in Rai, nella la fiction Letizia Battaglia – Solo per passione (regia di Roberto Andò), su canale 5 in Viola come il Mare (regia Francesco Vicario) e su Disney+ con I Leoni di Sicilia (regia Paolo Genovese).





















