Andrea Bajani – L’anniversario

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L’anniversario di Andrea Bajani è un libro talmente poco interessante che se il suo editore (Feltrinelli) non avesse trovato il modo di fargli vincere il Premio Strega non avrebbe meritato un attimo di attenzione. Il solo pregio che ho riscontrato consiste nella brevità del volume: la storia si legge in un’ora, anche perché la letteratura non è pervenuta, lo stile è piatto, tra zero evoluzioni stilistiche, nessuna descrizione e assenza di scavo psicologico dei personaggi.

L’anniversario è un atto di accusa nei confronti di una madre incapace di ribellarsi allo strapotere familiare di un padre, ergo colpevole di aver rovinato la vita a un figlio sensibile che ha cominciato a vivere solo quando ha lasciato i genitori, facendo perdere le proprie tracce. L’anniversario di cui parla Bajani è il decennale dall’abbandono della casa paterna in occasione degli studi universitari, per prolungare l’assenza facendosi una famiglia (moglie e figlio) e abbandonando i cocci del suo passato. Tutto viene scritto senza ricorrere a particolari elementi oggettivi ma basandosi su una serie di supposizioni – persino i presunti atti violenti materiali e psicologici del padre – viste dagli occhi del figlio.
In un capitolo lo scrittore immagina la madre intenta a parlare con le amiche quando lui frequentava l’asilo e crede di poter sapere quali fossero i suoi argomenti di conversazione. In un’altra parte la vede compilare le parole crociate o leggere un romanzo e decide per lei che l’avrebbe fatto senza passione, solo per avere un’occupazione che sarebbe stata decisa dal marito. Bajani sostiene che la madre sia stata felice solo quando ha lavorato in un supermercato, ma aggiunge che non è mai andato a farle visita sul posto di lavoro e non l’ha mai vista all’opera. E mi fermo qui con gli esempi.

L’anniversario ha lo stesso valore letterario di un diario scritto da un adolescente narcisista: è solo un lungo sfogo a carattere consolatorio che fa star bene soprattutto chi lo scrive, riempiendo di fango la vita dei genitori. Un libro che non vedi l’ora di aver finito, che porti in fondo per dovere: quando hai chiuso l’ultima pagina sei piuttosto irritato, soprattutto perché sai di aver perso tempo (per fortuna poco) senza aver acquisito alcun valore culturale aggiunto.
L’anniversario conferma una volta di più – come se ce ne fosse bisogno! – di quale fine abbia fatto il Premio Strega e di quale sia il livello dei romanzi premiati. Tra l’altro non è certo un romanzo, ma la cronaca sterile e pedissequa di un’accusa nei confronti della famiglia d’origine, scritta senza un briciolo di letteratura.

So che non mi ascolterete, ma è romanzo da evitare.

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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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