Agatha Christie – È troppo facile

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Luke Fitzwilliam, giovane e disincantato, ascolta per caso la confessione di Miss Pinkerton, convinta che nel villaggio di Wychwood si nasconda un assassino. Quando la donna muore poco dopo, investita da un’auto, Luke decide di indagare. Trasferitosi nel paese, scopre una serie di decessi apparentemente innocui, ma legati da un disegno preciso. Tra medici, notabili e vite irreprensibili, la verità emerge lentamente, rivelando quanto sia facile uccidere quando tutti preferiscono credere al caso che affrontare la verità. È qui che la Christie affonda il coltello, non nel sangue, ma nella fiducia cieca che riponiamo nelle apparenze, nei certificati medici, nelle spiegazioni “ragionevoli”.

È troppo facile nasce da un’idea tanto semplice quanto perturbante: l’omicidio, quando viene mascherato da fatalità, smette di sembrare un crimine e diventa quasi un errore statistico, una piega sbagliata del destino. Agatha Christie prende questa intuizione e la trasforma in una trappola narrativa lenta e inesorabile, che si chiude intorno ai personaggi, e al lettore, senza clamore, come una porta accostata con troppa noncuranza.
Il romanzo si muove come una passeggiata in un paesaggio rassicurante che, a poco a poco, rivela crepe sottili. La campagna inglese, con i suoi sentieri ordinati e le sue case rispettabili, diventa un teatro dell’inganno, un luogo in cui è la normalità è il miglior alleato del male. Uccidere è facile, sembra dirci la Christie, quando la comunità preferisce il conforto dell’abitudine al rischio del sospetto.

È troppo facile è anche un romanzo sulla responsabilità dello sguardo. Chi vede? Chi ascolta? Chi decide che una morte è solo una morte e non una domanda aperta? In questa storia, l’indagine non è soltanto un esercizio di logica, ma un atto morale: riconoscere che il male può annidarsi ovunque, soprattutto nei luoghi che chiamiamo casa. E quando arriviamo arriva all’ultima pagina, restiamo con una sensazione inquieta, non tanto per l’identità dell’assassino smascherato, quanto per l’idea che, in fondo, aveva ragione il titolo: a volte, uccidere è davvero troppo facile.

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