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Weird Tales: tra alchimia narrativa e sfruttamento editoriale

C’è un fascino irresistibile in Weird Tales, la rivista nata nel 1923 e subito diventata un laboratorio tumultuoso, un’officina oscura e brillante in cui si incontravano streghe, mostri, dèi dimenticati e, soprattutto, scrittori giovani, affamati, disposti a tutto pur di essere pubblicati. Ma, quando si pensa a quella rivista, la mente si divide: da un lato la copertina che brilla come un talismano; dall’altro le vicende, più amare, di pagamenti tardivi, di autori spremuti come limoni, di genio e miseria intrecciati come due serpenti in perenne lotta.
La verità è che Weird Tales vive proprio in quella zona crepuscolare. Se fosse stata una rivista elegante, con un modello di business impeccabile, forse non avrebbe ospitato la follia visionaria di Robert E. Howard, H.P. Lovecraft, Clark Ashton Smith e tutti gli altri. Se fosse stata soltanto un’impresa commerciale maldestra, non avrebbe generato un immaginario capace di sopravvivere a un secolo di cambiamenti culturali. Invece è stata entrambe le cose: una fucina geniale e una creatura editoriale un po’ sordida, con un’anima scheggiata.

È facile idealizzarla a posteriori. Oggi la vediamo come un santuario dell’orrore e del fantastico, il luogo nel quale un giovane Lovecraft mandava le sue prose impossibili e veniva accolto da Farnsworth Wright con un misto di perplessità e lungimiranza. Ma basta avvicinare l’orecchio a quelle carte ingiallite per sentire anche il suono delle discussioni sui pagamenti, delle lettere disperate degli autori, dei racconti respinti per ragioni di spazio o di gusto editoriale. Gli autori straordinari – e lo erano davvero – lavoravano per pochi dollari, spesso con ritardi infiniti. Scrivevano a getto continuo non perché la Musa li perseguitasse, ma perché in tasca c’era poco e la vita bussava forte alla porta.
Eppure, nonostante tutte le difficoltà, Weird Tales aveva qualcosa che nessun’altra rivista possedeva: una libertà feroce, sregolata, quasi anarchica. Non c’era l’ossessione didattica di Gernsback, né la freddezza ingegneristica della “scientifiction”: qui regnavano l’ombra, il sogno, la follia metafisica. Era un territorio narrativo in cui ogni autore poteva spingersi oltre la linea del consentito. Forse è proprio questo il miracolo: una redazione povera, con poche risorse e molta improvvisazione, è diventata il luogo nel quale si è definita la grammatica del weird moderno.

E allora la domanda ritorna, come un refuso ostinato: geniale fucina o bieco sfruttamento?
Forse non dobbiamo scegliere. Weird Tales è nata come un’impresa editoriale che voleva vendere storie strane a un pubblico di appassionati, e come tutte le imprese aveva i suoi limiti, le sue mancanze, le sue ingiustizie. Ma, proprio nel tentativo di mettere a scaffale l’insolito, il perturbante, il mai visto, ha finito per creare una corrente letteraria che nessun editore più accorto avrebbe saputo progettare a tavolino.
In un mondo perfetto, gli autori di Weird Tales sarebbero stati pagati generosamente, coccolati, ascoltati. Ma in un mondo perfetto non sarebbe mai esistita Weird Tales. A volte la grandezza nasce dal caos, dal disagio, dall’attrito tra visione e necessità economiche. E forse è meglio così: ci lascia in eredità storie imperfette ma incandescenti, scritte da uomini e donne che cercavano di sopravvivere – e che, senza volerlo, hanno cambiato per sempre il volto del fantastico.

Alla fine, Weird Tales non è solo una rivista: è un paradosso vivente. Un luogo in cui il sogno e lo sfruttamento camminavano a braccetto, litigavano, si alimentavano l’un l’altro. E da quella frizione, da quella strana miscela di genialità e povertà, è nata la mitologia che ancora oggi, cent’anni dopo, continua a inquietarci e a incantarci.

Biagio Malorno: Biagio Malorno, nato nel cuore del Salento, si trasferisce a Pisa per laurearsi in Lettere e Filosofia, alimentando il suo amore per la cultura e la scrittura. Attualmente risiede ad Ancona, dove lavora come freelance per testate locali, raccontando con passione storie e realtà del territorio. Appassionato di narrativa di genere, ama esplorare il lato più oscuro dlela narrativa.
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