Lasciate che vi racconti una cosa che probabilmente sapete già, ma che spesso dimentichiamo: scrivere è un atto vivo. Un movimento, una scoperta. E, come tutte le cose vive, non nasce perfetto. Respira, si contorce, sbaglia strada, inciampa. Ma, proprio per questo, gode di una sua autenticità.
Quando cominci un romanzo o un racconto, generalmente non sai davvero che cosa stai scrivendo. Di solito hai un’idea, magari anche una struttura, qualche personaggio, un tono, un’ambizione… ma la verità profonda di una storia si svela solo mentre scrivi. Non prima, non nei progetti o negli schemi; solo quando ti ci butti dentro.
Proprio per questo la prima stesura va scritta con il cuore. Con coraggio, con incoscienza, con una certa dose di follia. Non devi fermarti a correggere ogni parola, ogni frase, non devi stare lì a tornare indietro mille volte per trovare l’aggettivo perfetto o la metafora che spacca, perché, ogni volta che torni indietro, rischi di perdere il fuoco, di spegnere la piccola fiamma che ti ha fatto iniziare.
La prima stesura è come il primo amore: non sa ancora bene dove andrà, ma sente che deve andare e, se la interrompi ogni due passi per analizzarla, se la dissezioni mentre è ancora calda e pulsante, finisci per ucciderla. È un po’ come scavare un tunnel senza sapere bene dove sbucherai: l’importante è continuare a scavare, anche se a volte vai storto, anche se ti sembra che non funzioni. Perché solo arrivando alla fine scopri davvero cos’hai scritto. E questo vale sia per i racconti che per i romanzi.
Con un racconto magari t’illudi che tutto debba essere perfetto fin da subito: è corto, quindi “deve funzionare”. Ma è una trappola: anche nei racconti devi lanciarti. Anzi, forse ancora di più, perché in poche pagine devi trovare una tensione interna fortissima, e quella si trova solo correndo, non controllando ogni passo.
Con il romanzo, poi, è vitale. Se cerchi la perfezione da subito, ti fermi a pagina venti (se ti va bene). Oppure quando arrivi in fondo, se ci arrivi, ti accorgi che l’inizio va riscritto comunque, perché sai cose che prima non sapevi, i personaggi sono cambiati, la direzione si è rivelata differente. È normale, ed è giusto così.
Allora, e solo allora, viene il momento della seconda stesura. Lì sì, entra in gioco la mente. Entrano in gioco la lucidità e l’architetto che è in ogni scrittore. Rileggi tutto, capisci cosa volevi dire davvero, individui dove il testo zoppica, dove mente, dove è debole; e lo sistemi. Lo affini, lo potenzi.
È il momento in cui la passione iniziale prende forma. Quando il fuoco si incanala e diventa luce. Ma tutto questo non può accadere se prima non hai scritto col cuore.
Il cuore non chiede permesso. La mente sì. E prima devi entrare nella casa, viverla, sporcarti le mani con la polvere e il disordine. Solo dopo puoi mettere in ordine i mobili.
Scrivi la prima stesura come se nessuno dovesse leggerla mai. Scrivi la seconda come se fosse destinata a sopravvivere al tempo.
Cuore, poi mente. Sempre in quest’ordine.
È così che si scrive davvero una storia. O, almeno, è quello che dicono quasi tutti i grandi scrittori. E chi siamo noi per contraddirli?
Heiko H. Caimi


















