William Butler Yeats – La seconda venuta

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Roteando e roteando nel cerchio che s’allarga
il falco non può udire il falconiere;
ogni cosa crolla; il centro non può reggere;
assoluta dilaga l’anarchia nel mondo,
dilaga la marea sporca di sangue, e ovunque
il rito dell’innocenza annega.
Ai migliori manca ogni certezza, mentre i peggiori
rigurgitano furia di passioni.

Qualche rivelazione di certo s’avvicina
la Seconda Venuta, di certo s’avvicina
la Seconda Venuta! E non appena pronunciata
un’immensa immagine emanata dallo Spiritus Mundi
mi turba la vista: in qualche luogo tra le sabbie del deserto
una forma dal corpo di leone e dalla testa d’uomo,
occhi vuoti e impietosi come il sole,
avanza sulle lente cosce, mentre attorno
vorticano le ombre degli sdegnati uccelli del deserto.
La tenebra ancora torna, ma ora so
che venti secoli d’un sonno di pietra
furono oppressione e incubo per una culla a dondolo,
e quale bestia informe, giunto infine il suo tempo
avanza senza grazia per Betlemme, a prender vita?


Traduzione di Alfredo Rienzi, dal suo libro Partenze e promesse. Presagi (puntoacapo Editrice, 2019).

2 COMMENTI

  1. La traduzione riesce se il traduttore scorge nella poesia di un’altra lingua e di un’altra epoca la presenza di una forza che può in qualche modo diventare immagine del proprio presente. “La seconda venuta” ha i segni di una profezia valida per tutti i tempi bui, ma Alfredo Rienzi ne indica anche , con limpidezza e senza accelerazioni semantiche, la testimonianza che riguarda la nostra devastata attualità.

    • Come non essere d’accordo? Forse, poi, la grandezza dei classici sta proprio in questo: riuscire ancora a “parlare” al nostro presente. Autori che erano già proiettati nel futuro.

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