Viviana E. Gabrini – La gang di Natale

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Nello spogliatoio la tensione era palpabile e i nove ragazzi si guardavano di sottecchi scambiandosi risatine e sguardi d’ intesa. L’adrenalina se la giocava con l’imbarazzo: era inevitabile, erano tutti dei novellini e quella era la loro prima volta.
Don si fermò davanti allo specchio e si rimirò a figura intera: era bello, e la sua non era patetica vanità, ma semplice constatazione. Che fosse un bell’esemplare di maschio glielo dicevano le occhiate raccolte per la strada, i commenti a mezza voce nei locali, gli apprezzamenti a volte spudorati. Alto, ben piazzato, muscoli armoniosi, il petto ampio e forte coperto da una folta peluria, occhi grandi e profondi. Madre natura l’aveva senza dubbio favorito, e lui non si era risparmiato per mantenere quel dono tenendosi in forma con impegno e costanza.
I suoi sforzi stavano per essere ripagati e da lì a poco Don avrebbe coronato uno dei suoi sogni più ricorrenti. Non c’era nessuno, fra i sui amici maschi, che non avesse accarezzato quella fantasia almeno una volta nella vita, ma non tutti avevano il coraggio di mettersi in gioco.
Lui sì.

*

Il mese precedente aveva risposto a un annuncio su un sito specializzato. L’annuncio, invero, non era del tutto esplicito: “Ai fini di costituire un gruppo affiatato, cerchiamo giovani di sesso maschile. Si richiedono bell’aspetto, fisico atletico, sana costituzione dimostrabile tramite esami clinici, serietà, discrezione. Si prega di inviare foto in primo piano e a figura intera”.
Don, incuriosito, aveva risposto e, in capo a una decina di giorni, si era trovato ad affrontare la selezione insieme ad altri trenta maschi, giovani e scalpitanti.
Ad accoglierli, un uomo in là con gli anni, dai modi gioviali e dallo sguardo attento. Deciso e sicuro, il vecchio scartò all’istante tre di loro, poi iniziò la selezione chiamandoli uno alla volta.
«Cerchiamo nove elementi. Io ne selezionerò diciotto, poi sarà mia moglie a scegliere il gruppo definitivo» spiegò mentre Don si accomodava.  «La videocamera non ti dà fastidio, vero?» chiese per poi esplodere in una risata roboante, cosa che gli succedeva spesso, come avrebbe avuto modo di scoprire.
No, la videocamera non lo infastidiva, come non l’infastidivano gli sguardi, le attenzioni, essere al centro della scena.
«Esibizionista?» gli chiese l’uomo strizzandogli un occhio.
«Quanto basta» rispose lui con un sorriso.
La prova durò una decina di minuti appena, poi Don se ne tornò a casa senza aver capito se avesse passato o meno la selezione.
La risposta non si fece attendere a lungo: di lì a tre giorni venne a sapere che era ufficialmente entrato nel gruppo dei nove e che la serata si sarebbe svolta il 24 dicembre.
Vennero tutti convocati per il pomeriggio del 23, per una sorta di prova generale. Il boss, come aveva detto di voler essere chiamato il vecchio, spiegò in che modo si sarebbe svolta la nottata e, come un abile regista, fece loro assumere una serie di posizioni e combinazioni che avrebbero dovuto ricordare durante la serata.
«Dubbi? Domande?» chiese alla fine dell’incontro.
L’unico a prendere la parola fu Vins: «Io non sono del tutto sicuro di riuscire a… » e fece un gesto inequivocabile, che scatenò la risata del boss.
«Tranquilli, ragazzi!» li rassicurò il vecchio. «Avrete un piccolo aiuto». Poi, ammiccando maliziosamente, aggiunse: «Avrete tutti una generosa dose di… polverina magica!».

*

La voce del boss distolse Don dai suoi pensieri: «Buonasera ragazzi, benvenuti. Lei è la mia splendida signora e vi darà una mano a prepararvi. Meno di un’ora e sarete in scena. Tranquilli e… godetevela!».
L’uomo lasciò il posto alla moglie, un donnino piccolo e grazioso, di età indefinibile, dallo sguardo sereno. Indossava un curioso abito lungo fin ai piedi, forse un caftano orientale, e sorrideva molto. In mano teneva un barattolo di crema che, assicurò, avrebbe preservato i muscoli da crampi e tensioni dolorose. «Un piccolo trucco del mestiere» disse ammiccando. Poi prese a cospargere i corpi dei ragazzi: le sue mani erano delicate ma decise, i movimenti lenti e fluidi.
Don si godette il massaggio a occhi chiusi.
«E ora queste…».
Don alzò lo sguardo e vide che la donna teneva in mano delle briglie e cinghie di cuoio che gli passò fra le spalle e attorno al petto. Poi fece la stessa cosa con gli altri ragazzi. «Siete bellissimi» commentò facendo un passo indietro e guardandoli con ammirazione. «E ora seguitemi».
Li guidò sul piazzale davanti all’ufficio, dove il marito si stava esibendo in un serie di schiocchi con una frusta.
I ragazzi si guardarono con una punta di apprensione; la donna se ne accorse e li rinfrancò con una risata: « Tranquilli, è tutta scena!».
Il boss si avvicinò al gruppetto. «E come promesso» disse distribuendo delle bustine piene di polvere bianca «ecco il mio… rimedio magico.  Mettetela sotto la lingua e lasciate che si sciolga. Ci vorranno solo pochi secondi perché faccia effetto».
Don seguì le indicazioni del vecchio: pochi istanti e avvertì una scarica di adrenalina percorrergli il corpo da capo a piedi, quindi si sentì invadere da un’energia inusitata. Era una sensazione inebriante, mai provata prima. Qualunque cosa fosse quella sostanza, era magica davvero.
«E adesso in formazione, come vi ho mostrato ieri!».
I ragazzi eseguirono.  La loro prima volta li rendeva eccitati ed euforici.
«Oh oh oh!» gridò il vecchio. «Forza, Rudolph, Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder, Blitzen!».
Uno schiocco di frusta e i ragazzi si misero a correre, poi la polverina magica fece il suo dovere e si staccarono dal suolo, leggeri e potenti allo stesso tempo. La slitta si levò da terra con il suo carico di regali librandosi in volo, seminando una scia di stelline luccicanti.

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Viviana E. Gabrini vive in Oltrepò Pavese. Atea, femminista, comunista e antifascista, agli esseri umani, mediamente, preferisce i gatti. Dopo un turpe passato come giornalista pubblicista e come blogger, dal 2015 collabora con Sdiario, il blog fondato dalla scrittrice Barbara Garlaschelli, e periodicamente imperversa su blog e riviste online. Priva di pudore, calca palcoscenici, piazze e marciapiedi come teatrante. Dal 2020 ha una rubrica fissa all'interno del podcast Lennycast. I suoi racconti sono sparpagliati in una decina di antologie. Con Prospero Editore ha pubblicato le raccolte di racconti "Peccato che sia un vizio" (2020), "Trenta racconti indecenti e una storia d'amore" (2021) e ha coideato e cocoordinato le antologie "Ci sedemmo dalla parte del torto" (2022) e "Niente per cui uccidere" (2024). Con Calibano Editore ha pubblicato la raccolta di racconti "Lettere d’amore per chi ne ha bisogno e altre storie fuori posto" (2025).

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