Nella sera sonnacchiosa della periferia, Marco, accoccolato sul divano nell’umile soggiorno-cucina del suo appartamento in una casa popolare, aveva gli occhi fissi sullo schermo televisivo. Il tg aveva dato le solite notizie, con i consueti servizi interminabili su quella guerra che tanto non sarebbe mai arrivata fino a lì. Ora seguiva un programma sportivo senza particolare interesse: i servizi sul calcio erano finiti, e stavano parlando di sport minori dei quali non si era mai occupato. Era una serata come tante, e si rilassava così, come sempre dopo una giornata di lavoro faticosa. Del resto, le giornate in fabbrica erano sempre faticose.
Stava quasi per assopirsi, quando un suono cupo e vibrante invase prepotente lo spazio. Sembrava provenire dall’alto, dalla parte del cielo. Marco sobbalzò sul divano quando anche le pareti si misero a vibrare. Si alzò di scatto e si affacciò alla finestra, guardando verso l’altro per cercare di capire che cosa stesse succedendo. Il rumore crebbe, poi incominciò ad affievolirsi leggermente, e il cielo notturno venne tagliato dalla sagoma di un aereo che volava a bassa quota, così bassa che sembrava sfiorare i tetti dei palazzi.
Mentre Marco osservava il volo radente, il suo cellulare iniziò a emettere un suono insolito e ripetuto, che sul momento non riconobbe. Poi capì, era l’allerta d’emergenza, che prima di allora aveva udito soltanto una volta, quando era stato fatto il test nazionale. Estrasse il telefono dalla tasca con le mani tremanti e si apprestò a leggere il messaggio: chissà che cosa stava accadendo.
Avvicinò il telefono al viso ma proprio in quel momento, d’improvviso, una luce intensa e accecante gli fece alzare la testa di scatto.
Il cellulare gli cadde dalle mani, e i suoi occhi si allargarono in un’espressione di terrore quando vide la luce avanzare verso di lui e un’immensa nube luminosa a forma di fungo innalzarsi dal centro della città. Marco non riusciva a credere a ciò che stava vedendo: la città che conosceva e amava stava scomparendo sotto una gigantesca colonna di fuoco e fumo che si muoveva rapida nella sua direzione.
Poi, quella luce, come un vento fortissimo in espansione rapida, lo travolse. La forza di quella folata di luce lo gettò a terra, facendogli perdere i sensi.
Nel buio, tra le macerie e la polvere, Marco cercò di capire che cosa fosse successo. Mentre si alzava con fatica al centro del suo appartamento distrutto, vide al di fuori che la città che aveva conosciuto per tutta la vita non esisteva più: i palazzi c’erano ancora, ma erano tutti striati di nero, e la sola luce era uno strano riflesso nel cielo. Quale futuro lo attendeva?
Ebbe una strana sensazione e guardò la propria mano aggrappata al davanzale della finestra: era come se si stesse sciogliendo, e poi trasformando in cenere. Ma non provava dolore mentre quella strana cremazione avanzava, divorandogli il braccio. Prima che proseguisse, disintegrandogli l’intero corpo, ebbe appena il tempo di pensare che il futuro lo aveva raggiunto.
Racconto tratto dall’antologia Niente per cui uccidere (clicca sul titolo per leggere la recensione).






















