Heiko H. Caimi – Cornetto al cianuro

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Dedicato a Gordiano Lupi e a una sua invettiva*

La mattina è il momento perfetto per odiare il mondo. Lo dice anche la scienza. O forse lo dice solo la mia gastrite. Comunque sia, stamattina mi sono alzato col cuore impastato di livore come un croissant scadente. E siccome sotto sotto sono un abitudinario, sono andato al bar a fare colazione.
Il bar, quell’anticamera dell’inferno piena di gente che non sa stare zitta prima del secondo caffè.
Mi siedo. Un tavolino traballante. L’unico rimasto. Come me. Mi guardo attorno.
Alla mia sinistra c’è un tizio in giacca, cravatta e camicia immacolata, con la barba curata da un barbiere che evidentemente odia la sua professione. Parla di rigenerazione urbana con uno che sembra rigenerato solo nel fegato. Stanno organizzando un festival “partecipativo”, lo capisco perché hanno detto “territorio” quattro volte in una frase.
A destra, una ragazza con frangetta e quaderno Moleskine finge di scrivere un romanzo. In realtà sta disegnando cuori attorno al nome “Pier Vittorio”. Il che è già un reato di per sé. O perlomeno dovrebbe esserlo.
Passa il cameriere. Giovane, bello, sfrontato, con aria di superiorità, probabilmente si sente Alain Delon redivivo. Gli dico: «Un cornetto integrale e un cappuccino, ma amaro. Come la vita, grazie».
Sorride, ma non capisce. È troppo giovane. Oppure troppo sano.
Mentre aspetto, parte la lista. La mia personale Spoon River da bar.
I fotografi pasoliniani, con le loro foto in bianco e nero della periferia e la Panda gialla parcheggiata davanti al loft. I pittori anarchici, che ormai vendono quadri alle banche “per sovvertirle da dentro”. I galleristi ex democristiani, ex margheritini, ex tutto con la loro moralità a ore pasti. Gli assessori col sorriso fotogenico e l’anima in leasing. I giornalisti di sinistra, che non si capisce se stanno facendo informazione o promozione. Quelli di destra? Mai letti. Io sono vecchia scuola. Sono deluso con coerenza.
Gli scrittori: uno peggio dell’altro, tutti impegnati a farsi pubblicare editoriali sulla crisi esistenziale dei criceti. Alberoni a loro fa un baffo. Gli editori: figure mitologiche metà manager, metà ghostwriter, in realtà mezzeseghe completamente inutili. I cantanti… lasciamo perdere. Se canti la rivoluzione e poi fai la pubblicità del tonno, almeno abbassa la voce, cazzo. E gli intellettuali. Oh, gli intellettuali. Che adesso fanno i reel su Instagram con le citazioni di Spinoza sovrapposte al loro video mentre sorseggiano un Negroni in slow motion, con aria compiaciuta e pettinatura al gel.
Ma il peggio? I delusi. Quelli come me. Brutta razza. Perché almeno gli altri ci credono. Noi invece no, ma rompiamo lo stesso. Non costruiamo niente, ma ci lamentiamo dei ponti crollati. E poi ci deludiamo da soli, ogni singolo giorno, come un’allerta meteo che finisce in quattro gocce di pioggia e un’intervista a Sgarbi.
Il cameriere torna. Cappuccino perfetto. Cornetto tiepido. Lo mordo. È buono. Buono davvero.
Per un attimo, mi sento colpevole. E il poco veleno che mi resta in coda lo uso su me stesso. «Stronzo», mi dico. A bassa voce, però. Si sa mai che un altro avventore mi senta e pensi che mi rivolga a lui. Non perché sbaglierei bersaglio, perché non sbaglierei affatto, ma per evitare una rissa.
Mi alzo, pago, lascio la mancia. Gesto nobile, ma ormai vuoto. Come piantaree un fiore in una discarica. Ma stamattina mi va così.
Mentre esco, inciampo in uno con la maglietta “Free Palestine – Free WiFi”. Mi guarda storto, gli sorrido. Un sorriso freddo, di quelli che non salgono agli occhi. Ma dentro, qualcosa mi si spezza di nuovo.
“Free Palestine – Free WiFi”. Cos’è? Una battuta? Un aforisma da barbiere hipster? O un meme diventato maglietta? In ogni caso, è una cagata. Una di quelle che ti fanno dubitare che l’evoluzione sia davvero un processo lineare.
In quell’ossimoro da discount, in quella scemenza stampata in Helvetica bold, c’è tutta l’idiozia disinvolta del presente. Una guerra che diventa grafica vettoriale. Un genocidio ridotto a slogan da influencer con l’eczema etico. Se non etilico.
Mi si gela il sangue. Mi sale l’istinto omicida. Sento le unghie farsi impronta sul palmo, la mano che si chiude come se sapesse già cosa fare.
Lo fisso. Con uno sguardo che sa di tempesta imminente.
Lui fa un passo indietro, ma non capisce nemmeno perché. Non ha capito niente, di niente. Il tipico testa di cazzo che non comprende neanche l’ovvio.
E allora no. Lo lascio lì. Immerso nella sua inconsapevolezza fluorescente.
Respiro. Il veleno mi brucia la gola ma non lo sputo.
Non oggi.
Esco. Il sole picchia come uno che non ha dormito. Ma mentre attraverso la strada, lo so già. Se domani torno e quel cretino è ancora lì, lo meno. Lo meno di brutto. Ma lo meno con dignità. Con coscienza politica. Magari lo colpisco con un router. Così capisce cosa vuol dire “Free Wi-Fi”. Magari capisce la differenza con la Palestina.
Mi allontano senza voltarmi, con il sole in faccia e il fegato in sciopero. E penso che a questo mondo, ormai, indignarsi è come pisciare controvento: puoi spingere quanto vuoi, ti torna tutto addosso.


* “Il torto e la ragione”, di Gordiano Lupi.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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