Shirley Jackson – La strada oltre il muro

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La strada oltre il muro, pubblicato nel 1948, è il romanzo d’esordio della prolifica Shirley Jackson, dal quale già si evince pienamente un talento che la consacrerà tra i grandi autori americani del Novecento. In questa prima prova letteraria si possono già individuare le atmosfere e i motivi che ne accompagneranno tutta la narrativa: il male che si insinua nel quotidiano, l’oscurità che si nasconde dietro un’apparenza di rispettabilità, il pregiudizio nei confronti di tutto ciò che non si piega alle convenzioni sociali.

La storia si svolge in uno spazio ristretto: ci troviamo nei sobborghi americani a pochi chilometri dalla città di San Francisco, a Cabrillo, e più precisamente a Pepper Street, nel 1936. Questo agglomerato di case si trova in una posizione isolata sia dai sobborghi popolari che dai campi da golf dei quartieri in cui vivono i ricchi. Il muro che lo delimita funge allo stesso tempo da confine fisico e da simbolo della divisione netta tra questo ambiente chiuso e giudicante e tutto ciò che sta all’esterno, che viene guardato con sospetto. Unico elemento di disturbo è la casa da affittare, i cui inquilini cambiano periodicamente e non sono mai ritenuti all’altezza.
Shirley Jackson ci offre una visione priva di sconti di questo ambiente sociale benestante, pregno di classismo e di pregiudizi etnici e religiosi: le numerose famiglie che vivono a Pepper Street vengono dipinte in una luce fortemente negativa, nessuna esclusa. Le mogli si ritrovano per cucire e spettegolare, i mariti sono spesso assenti a causa del lavoro e anche i bambini, seguendo l’esempio degli adulti, sono crudeli e bugiardi.

A poco a poco, con una narrazione che procede per brevi quadri, veniamo a conoscenza del modo in cui i personaggi interagiscono tra loro, accompagnandoli durante lo svolgimento di attività banali e quotidiane come i giochi tra bambini, le passeggiate serali, la cura del giardino. Shirley Jackson ci accompagna nelle loro case, svelando i segreti che si celano dietro la facciata di perbenismo: infedeltà, invidie, ostilità.
La tensione creata da questo clima sfocia inevitabilmente nella tragedia, che si verifica parallelamente all’abbattimento del muro, evento che destabilizza la comunità, finalmente esposta al resto del mondo. Il pericolo però non giunge dall’esterno, bensì dall’interno, e la caduta del muro, con il senso di insicurezza che porta con sé, favorisce l’affiorare di impulsi prima repressi.

Nonostante venga identificato un capro espiatorio che permette alla comunità di voltare rapidamente pagina e proseguire con la propria vita, il finale rimane ambiguo, quasi come a voler indicare una responsabilità collettiva, in un contesto che ha permesso a una violenza latente di serpeggiare indisturbata. Perché ogni comunità che si crede immune dal male rischia, senza accorgersene, di diventarne la culla.

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Dopo gli studi in Lettere, Alessandra Vitali si è laureata in Editoria, culture della comunicazione e della moda. Ha una passione per la lettura, la scrittura e il mondo della comunicazione. Il suo interesse per la sostenibilità e per la tutela dell’ambiente l’ha portata a scrivere per la rivista online Nature Defence, contribuendo a promuovere la consapevolezza su queste tematiche. Attraverso la collaborazione con Inkroci Magazine ha l’opportunità di esprimere il suo amore per la scrittura e per il mondo dei libri, che ha sempre guidato la sua vita e il suo percorso professionale. Ama l’arte e nel tempo libero le piace dedicarsi al disegno.

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