Sergio Arcai – Non si scherza col fuoco

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Non si scherza col fuoco si apre come una chiacchierata fra amici in cui, pian piano, la normalità del quotidiano s’incrina e lascia intravvedere un caso giudiziario pieno di ombre. Non c’è bisogno di complicazioni inutili: la storia scorre limpida, diretta, e proprio per questo ci permette di avvicinarci ancora di più al protagonista, l’avvocato Gregorio Massaro, con tutte le sue grandezze e le sue debolezze, le sue furbizie e le sue paure, la sua capacità di cavarsela sempre all’ultimo secondo – magari dopo averne combinata una delle sue un attimo prima.
Accanto a lui si muove un piccolo mondo vivo e riconoscibilissimo. Virginia, la moglie, che alterna affetto, sarcasmo e quella pazienza armata che solo certe compagne di vita sanno esercitare. I colleghi dello studio, che oscillano tra ammirazione e sconcerto davanti ai colpi di teatro del capo. Gli amici-avversari delle aule giudiziarie, come la beffarda Pubblico Ministero Pasquali, capace di mettere Massaro con le spalle al muro con un sopracciglio alzato o con un ambiguo invito, prima ancora che con un atto d’accusa. E poi l’avvocato Soccorsi, presenza discreta ma decisiva, che apre le porte a un intreccio più grande di lui.
Sullo sfondo, ma con un peso che si avverte fin dalle prime pagine, si staglia la figura del giudice Roberto Carli, un uomo precipitato in una rete di sospetti, segreti e accuse gravissime. È il centro oscuro attorno a cui tutto ruota: corruzione, fallimenti pilotati, un incendio che odora di tragedia e mistero. Anche lui è raccontato da vicino, senza demonizzazioni facili, con quella misura narrativa che ci fa chiedere fino a che punto possa arrivare la debolezza umana.

Il romanzo vive così in un equilibrio piacevolissimo: da una parte la tensione dell’indagine e dell’aula, dall’altra la commedia della vita privata, che irrompe sempre, anche quando Massaro farebbe di tutto per tenerla a bada. È un piacere seguire i suoi pensieri, i suoi stratagemmi, le sue fughe e i suoi ritorni, proprio perché non c’è alcun supereroe: solo un avvocato brillante, affamato di sopravvivenza, costantemente alle prese con le conseguenze – legali e domestiche – delle sue scelte. Stavolta anche quelle della vita privata, con un discutibile piano per tradire la moglie: se andrà in porto e come, è una delle sottotrame più succose del romanzo.

Senza anticipare nulla, ciò che rende davvero divertente e coinvolgente la lettura è la miscela di ironia e indagine, di quotidianità e scintille giudiziarie, di personaggi scolpiti con cura e situazioni che cambiano tono in un attimo. Il caso è meno complesso, ma la vita non ha mai smesso di complicare tutto. E seguirla, pagina dopo pagina, è esattamente ciò che rende il libro così godibile.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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