Gli appunti sono delle brevi annotazioni fissate sulla carta; il disincanto è uno sguardo lucido verso la realtà, la liberazione dalle suggestioni illusorie dell’esistenza.
Rosario Branda, nella sua raccolta Appunti di disincanto, riesce, attraverso la poesia, a coniugare i segni grafici fissati sulla carta con la consapevolezza delle trasformazioni che il tempo è in grado d’imprimere nel proprio vissuto.
Appunti di disincanto capaci di produrre quell’armonia tra il sé e il reale tipico della poesia, collocando lo stesso disincanto non in un’ottica nichilista, ma oltre quel Velo di Maya che apre lo sguardo verso la volontà di vivere, nell’incontro diretto con l’energia più autentica che muove l’universo: la comprensione del tempo che scorre, la maturità consapevole che diventa la forza e volontà per abitare il tempo, in armonia con lo sguardo al passato e proiettato verso il futuro. È un’estetica pacificata che non si trasforma mai in una passiva contemplazione dell’esistenza.
In un linguaggio semplice, le parole di Branda diventano l’innesco per attivare l’immaginazione e intuire l’essenza delle cose: la forma di immagini tanto del quotidiano, quanto di emozioni e pensieri. Gli Appunti diventano la sintesi di quanto affermava Cennino Cennini: l’uomo non può fare a meno dell’arte per sopravvivere e, se il poeta è sovrano, anche il pittore lo è. Così, scorrendo queste riflessioni, il lettore si ritrova davanti a dei quadri dalle tinte calde, ma anche delicate: scene di vita intima e quotidiana, atmosfere familiari, immagini di cose preziose che diventano i fotogrammi in un’altalena di ricordi e speranze per il futuro.
Ma la poesia è anche interpretazione soggettiva e in ogni parola il lettore ritrova la sua identità; una categoria aperta che lascia spazio alla costruzione di tanti significati quanti sono i vissuti delle persone. Così gli Appunti di Disincanto diventano un’esperienza di svelamento, L’Epifania del volto nudo che si offre senza veli per guardare l’immagine di sé stessi, lo specchio che ci proietta nei nostri sogni, ricordi, amarezze, facendoci guardare da vicino le facce e le maschere attraverso la rivelazione delle nostre fragilità, debolezze, la forza e le ferite. Sono parole che diventano carne e corpo, e quest’ultimo capace di dare forma alla semplicità e alla grandezza dei nostri sentimenti e delle emozioni.
Un percorso di memorie che sembra seguire la strada proustiana nella ricerca e riappropriazione di un tempo perduto; ogni frammento è una madeleine che affonda le illusioni nella confortante, avvolgente e calda tazza del tè, per poi gustarla e incontrare il sapore di un tempo e uno spazio interiore ritrovato. Come Marcel inzuppa le madeleine nel tè, Branda restituisce al lettore il piacere di assaporare la realtà nella sua essenza, così da fare in modo che l’illusione ceda il passo alla bellezza e al realismo della vita.
Questa raccolta di pensieri apre lo sguardo verso la considerazione della necessità di un linguaggio universale come la poesia, in un momento in cui i mezzi di comunicazione di massa rendono tutto spasmodicamente veloce. Ogni cosa scritta svanisce nello spazio liquido di una comunicazione digitale che trasforma tutto in spettacolarizzazione della cronaca e dell’attualità, dove la spinta creativa e poetica trovano poco o nessun posto. La ferocia della comunicazione digitale non ci consente più di accogliere il sacro che è all’origine della nostra storia, tutto diventa rapido e i contenuti spesso privi di spessore e umanesimo; e in questo tempo in cui deleghiamo alle macchine l’opportunità di scrivere le nostre emozioni in poesia e musica, ci ritroviamo tutti un po’ più soli, esposti agli stimoli dei tanti Campanelli di Pavlov digitali a rilascio facile e transitorio di dopamina.
Allora, in questo tempo, abbiamo ancora bisogno di fissare i segni e le parole sulla carta sentendone l’odore, difendere ogni luogo di resistenza all’omologazione, restituire forma ai sentimenti, proteggere ogni poesia come una preziosa merce inconsumabile, salvaguardarci dalla bulimia pantagruelica del gigantismo multimediale. Leggendo questa raccolta di poesie si avverte l’urgenza di recuperare la capacità di riappropriarsi, senza possibilità di delega virtuale, il bello nell’arte, di coltivare l’immaginazione che ci rende persone capaci di guardare con meraviglia la vita e di rivendicare il diritto alla lentezza per risvegliare il nostro più profondo senso di sacra spiritualità. Ha ragione Branda quando scrive: il tempo di un sogno da attraversare ad occhi aperti.




















