Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, romanzo dell’autore norvegese Johan Hartad, ha come protagonista Mattias, un ragazzo di 29 anni che vive nella piccola cittadina industriale di Stavanger e lavora in un vivaio. In una società in cui il protagonismo domina e tutti puntano a primeggiare, Mattias desidera soltanto una vita tranquilla, lontano dai riflettori. La sua aspirazione è essere la ruota di un ingranaggio all’interno di un meccanismo più vasto, utile alla società ma invisibile. Il suo idolo è Buzz Aldrin, uno degli astronauti che ha reso possibile lo sbarco sulla luna ma che la storia ricorda appena, perché ha toccato il suolo lunare per secondo, dopo Niel Armstrong.
La scelta di vita di Mattias è un segno di insofferenza nei confronti di una società che riserva il successo a pochissimi, ma è anche un mezzo per proteggersi. L’invisibilità diventa una corazza che gli permette di evitare di instaurare relazioni profonde con gli altri. Questo lo porta a isolarsi, respingendo anche gli affetti più cari, e a negare se stesso e i propri talenti: Mattias ha una voce straordinaria, tanto che l’amico Jørn gli chiede più volte di fare il vocalist nella sua band, ma lui rifiuta perché non vuole stare al centro della scena.
A un certo punto, però, prima che possa rendersene conto, la sua vita va a rotoli. Helle, la sua ragazza dai tempi del liceo ma con la quale il rapporto si è incrinato già da tempo, decide di lasciarlo. Il vivaio chiude definitivamente e Mattias si ritrova senza lavoro e senza un posto nel mondo. Nel frattempo Jørn, che deve tenere un concerto con la sua band alle isole Faroe, gli propone di accompagnarlo come tecnico del suono.
Non avendo più uno scopo, Mattias accetta ed è così che si trova, senza sapere bene come, a una fermata dell’autobus alle isole Faroe, con le mani insanguinate e una busta piena di soldi. È qui che lo trova Havstein, psichiatra che ha aperto una casa-famiglia per ex pazienti psichiatrici a Gjógv, cittadina quasi del tutto disabitata. Qui Mattias cercherà di ricostruire la sua vita e di rinascere, insieme ad altri ragazzi che, proprio come lui, sono fragili e disorientati.
Incantevoli le descrizioni delle fredde e piovose isole Faroe, che ci immergono in un paesaggio magnifico e desolato quasi quanto la superficie lunare. E in questo luogo dimenticato, apparentemente il più adatto per stare nell’ombra, Mattias scoprirà che non è possibile rendersi del tutto invisibili e che, finché qualcuno ci ama e tiene a noi ,non si può mai veramente scomparire.
Con uno stile malinconico, introspettivo e a tratti sottilmente ironico, Harstad ci conduce nell’interiorità del protagonista, esplorandone fragilità e angosce e affrontando con delicatezza temi come la marginalità, la depressione e la solitudine.





















